Anonimo veneziano

Enrico (Tony Musante), un suonatore d’oboe della Fenice, che aveva sempre sognato di diventare direttore d’orchestra, sa di essere condannato da una terribile malattia. Diviso dalla moglie Valeria (Florinda Bolkan), che si è rifatta un’altra vita in un’altra città, la invita a Venezia. In un primo momento la donna è diffidente nei confronti dell’ex marito, ma ben presto si ricrede e si trova con Enrico a girovagare per la città lagunare e a ricordare il loro amore.

La storia d’amore per antonomasia, la tragedia romantica all’italiana per eccellenza, nonché il più rinomato dei luoghi comuni del nostro tormentato cinema.

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Bella di giorno

La moglie di un chirurgo (Catherine Deneuve) si lascia andare alle sue inclinazioni sadomasochistiche. Inizia così una doppia vita: di notte l’amore per il marito; di giorno la frequentazione di una casa di appuntamenti.

Un “normale” racconto di ordinaria follia borghese, con l’aggiunta di resoconti disturbanti e feticci sulle bassezze dell’uomo annoiato. Il film di Bunuel cresce e si sviluppa andando a braccetto con l’identificazione nelle evidenti incoerenze dei protagonisti: ogni personaggio ci viene presentato come un individuo benestante, in forma ed in salute, discretamente ricco, e circondato da conoscenze influenti, sempre pronti a giurare sulla loro onestà, sulla loro fedeltà, e sulla veridicità delle loro amicizie aristocratiche; ma sotto a questa facciata, nascondono altro, cioè l’opposto di quello che mostrano, un bigottismo avvelenante che lacera le loro convinzioni intrinseche sulla sessualità e sugli sfoghi derivanti da essa, un autocompiacimento derivante dal possesso del benessere indiscusso e dei beni materiali in abbondanza, tutto a discapito di coloro che servono loro per renderli così possidenti.

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Dancer in the Dark

Selma (Bjork), una giovane cecoslovacca emigrata in America e con la passione del musical, fa l’operaia alla catena di montaggio, vive in uno squallido sobborgo di motorhomes, sta diventando cieca e mette via ogni centesimo per far operare il suo bambino e salvarlo dalla cecità che gli ha trasmesso geneticamente mettendolo al mondo. Infagottata in vestitini da quattro soldi, con le lenti spesse e lo sguardo sperso di chi non vede quasi più Selma si arrabatta e si vede costretta all’omicidio quando qualcuno le ruba tutti i suoi risparmi.

Basterebbe la trama di per se a rendere il film interessante e politicamente pericoloso, fuso poi allo stile asciutto di Von Trier, si sarebbe a posto: la quasi totalità dei suoi film, sono girati in modo serrato, quasi sempre con la camera a mano, con una pasta e con delle inquadrature da film casalingo, senza neanche un accenno di immagini costruite o artefatte, luce naturale, e storie di piccola vita quotidiana.

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Io ballo da sola

Dopo il suicidio della madre, Lucy (Liv Tyler), una diciannovenne americana, viene mandata in vacanza in Toscana a casa del padre e di una coppia di amici. Nella splendida villa isolata sulle colline senesi ci sono anche altri ospiti. Da questo soggiorno Lucy si aspetta di ritrovare un ragazzo conosciuto anni prima ma soprattutto di scoprire l’identità del vero padre e chiarire la personalità della madre.

Bertolucci, con questo film, decide di svendere la propria onestà artistica, in un modo, che farebbe rabbrividire anche il più forte di stomaco.

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Intervista

Dietro richiesta di una troupe televisiva giapponese, Fellini accetta di farsi intervistare sulla sua storia di regista. Eccolo al suo arrivo a Cinecittà, sprovveduto cronista di provincia. Ecco le immagini della “Dolce vita”. Ecco, assediata dal cemento e dalle antenne televisive, la Cinecittà di oggi, dove si continua a lavorare per il cinema con tenacia e allegria.

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Il grido

Aldo (Steve Cochran) che lavora come operaio in uno zuccherificio convive da sette anni con Irma (Alida Valli). Dalla loro unione è nata una bambina. Il marito di Irma è emigrato da molti anni e l’arrivo della notizia della sua morte apre per Aldo la prospettiva del matrimonio. Irma però non ne vuole più sapere dell’uomo e gli confessa di non amarlo più. Per Aldo e per la bambina comincia un viaggio in Val Padana, alla disperata ricerca di una donna che possa occuparsi di lui e della sua bambina.

L’omologazione spirituale a cui sono sottoposti gli esseri umani degli ultimi secoli, non tarda ad arrivare anche per i poveracci, coloro che tirano a campare tentando di costruirsi una vita sulle macerie delle vite altrui, totalmente loro malgrado.

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