Archivio per febbraio, 2010

Bianca

Semplicemente l’opera definitiva di Nanni Moretti, che utilizza per la quarta volta il suo alter ego Michele Apicella per narrarci lo sconforto della vita di tutti giorni e il suo modo di vedere il mondo portato ad una fatale saturazione.

Il personaggio che ne viene fuori non è più l’isterico ed insopportabile bambinone di Ecce Bombo e di Io sono un autarchico, né l’improvvisato genio incompreso di Sogni d’Oro, ma un malato e pervertito psico giudice in giacca azzurra, che possiede decine di paia di scarpe tutte uguali nel suo pulitissimo armadio e tutti completini ordinati da indossare a seconda delle occasioni.

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La Grande Abbuffata

Marco Ferreri verrà certamente ricordato come uno di quei registi italiani che ha avuto davvero il coraggio di raccontare senza paura quello che pensava, e che lo faceva con tutta la sfrontatezza che possedeva.

Ci sono quattro uomini, un aviatore, un ballerino, un cuoco e un magistrato, profondamente stanchi della vita noiosa che conducono, depressi per i loro rapporti interpersonali e perché, nonostante vivano in delle ottime condizioni economiche, non riescono a sentirsi realizzati come persone; decidono così di suicidarsi a forza di mangiare.

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Il Lungo Addio

Philip Marlowe, forse il detective privato del grande schermo più amato dalla critica, portato in scena diverse volte e con esiti sempre ottimi, interpretato da attori del calibro di Humphrey Bogart e Robert Mitchum, in film che più di una volta hanno segnato in modo indelebile il modo di fare cinema noir, sia per la narrazione che per la costruzione delle vicende (Il Grande Sonno è diventato una vera e propria pietra miliare del genere).

Questa volta però, alla regia c’è Robert Altman, e a dare il volto al personaggio, c’è Elliot Gould, ed è difficile poter pensare ad un banale poliziesco in stile ispettore Derrick, ispettore Brannigan, ispettore Callaghan e così via, e infatti non lo è: si parte con una scena in cui Marlowe viene svegliato dal gatto perché ha bisogno di mangiare, ma dato che ha finito le scatolette è costretto ad andare al supermercato per comprare quelle della marca Curry.

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Il figlio più piccolo

Luciano Baietti (Christian De Sica) è uno spietato uomo d’affari che ha lasciato sua moglie Fiamma (Laura Morante) il giorno del loro stesso matrimonio. Pur avendo già due figli Paolo, il più grande, e Baldo (Nicola Nocella) quello più piccolo, non dà più alcuna sua notizia per molti anni. Alcuni anni dopo ritroviamo Paolo che odia suo padre con tutto se stesso, dato che, adesso che è milionario, non ha mai aiutato economicamente la sua famiglia che è molto in difficoltà. Fiamma, invece, sembra, nonostante il tempo trascorso, ancora in uno stato di stasi, attendendo il giorno in cui suo marito tornerà da lei. Baldo, poi, che è il figlio più piccolo, non lo è solo anagraficamente, ma sembra essere anche minorato con qualche piccolo problema di ritardo mentale. Adesso Luciano però è in bancarotta e rischia grosso col fisco, aiutato dall’ipocondriaco ragioniere Bollino (Luca Zingaretti), chiede a Baldo di fare il suo testimone, in seconde nozze, circuendolo, poi, per scagionarsi da i suoi guai fiscali e giudiziari.

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In linea con l’assassino

“Stuart Shepard (Colin Farrell) un pubblicitario poco influente, ha costruito intorno a se’ un mondo fatto di bugie e false promesse che lo porta a far credere a se stesso di essere meglio di quello che è. Ogni giorno si reca in una cabina telefonica per parlare con Pam (Katie Holmes) una giovane attrice a cui ha promesso ruoli  importanti nel mondo del cinema. La routine si ripete inesorabilmente fino a quando, un giorno, riceve una telefonata nella cabina che non avrebbe mai immaginato. Un cecchino lo tiene sotto tiro mentre si trova al telefono impedendogli così ogni suo movimento.

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Caro Diario

Se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che Moretti facesse dei film su se stesso, Caro Diario è in grado di dissiparli fin dal principio: se con i film precedenti lo aveva fatto utilizzando Michele Apicella, il suo celeberrimo alter ego, qui lo fa utilizzando proprio se stesso.

Esatto, questa è una vera e propria autobiografia, senza attenuanti, senza abbellimenti, pura, semplice ed onesta; tentare di dargli un ordine è come cercare di ordinare i pensieri dello stesso regista, tarpare le sue manie, catalogare i pensieri semi folli che gli pervadono quella parte della mente che tutti cercano di tenere nascosta e che, al contrario, lui mostra apertamente, senza paura e comicizzandola.

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