Questo di Ridley Scott (qui alla seconda regia) è uno di quei cult intramontabili, la cui fama mi ha sempre lasciato un po’ interdetto. Non metto in dubbio che sia un film suggestivo, dotato di una tensione penetrante e claustrofobica, creata non con il sangue o con la violenza, ma con l’oscurità, il non vedere il mostro, l’essere sempre circondati dal dubbio di non essere soli, o non con chi vorremmo essere, ma aspettiamo un secondo e riflettiamo, prima di dire che è un capolavoro.
Innanzi tutto, cominciamo a parlare della storia: un cargo spaziale, appartenente ad una ricca multinazionale, sta ritornando sulla Terra, quando viene fermato da un messaggio di soccorso. L’equipaggio, formato da Dallas, Ripley, Parker, Lambert, Brett, Kane e Ash, scende sul pianeta da cui proviene il segnale e li, trovano un’astronave aliena; all’interno di essa, Kane trova una distesa di uova e, mentre le sta osservando, una di esse si “schiude”; da questa esce fuori una specie di ragno, che si attacca alla faccia del povero malcapitato, che subito entra in una sorta di coma.
La nave riparte e Kane viene messo in isolamento. Dopo alcuni giorni il ragno si stacca e Kane riprende conoscenza; ma mentre è a mangiare, viene colto da improvvise convulsioni, e dal suo sterno, fuoriesce una strana creatura che scappa a nascondersi nei cunicoli dell’astronave. Da qui in poi, è tutto un crescendo di paure e di silenzi, di incontri/scontri velati da ombre e di horror di primo ordine.
Perfetto no ? Un vero e proprio blockbuster d’autore, forse il vero capostipite del successivo cinema di James Cameron (da Terminator a The Abyss), un meccanismo che fonde horror e fantascienza con sapienza ed originalità, che ha spaventato mezzo mondo e che continua ad essere ricordato con macabro piacere.
Eppure, già la prima prima volta che lo vidi, mi accorsi subito che, se davvero il mondo lo aveva accolto così bene e ricordato ancor meglio, o il tempo non gli aveva giovato, oppure ero io che non mi lasciavo impressionare da ciò che vedevo: per tutto il tempo, sono riuscito a comprendere lo stile di voler far paura (il non vedere l’alieno costituisce un elemento ricorrente in molti film dell’epoca), ma se in film come Duel o come Lo Squalo, era efficace ed incisiva, qui risulta essere stancante, a tratti persino noiosa, perché da film del genere si cerca, si, la paura, ma soprattutto, la meraviglia o, come in questo caso, l’orrore; in altre parole, si sente (o almeno lo sento io) il desiderio bramoso che in fine non viene soddisfatto, di vedere il mostro, di vedercelo davanti e di fronteggiarlo faccia a faccia.
La strategia del vedo non vedo è, da sempre, una sorta di attenuazione della realtà, nata per trovare un modo di spaventare tutti, ma in un contesto puramente fantascientifico, e specialmente qui, in cui tutto è basato non più su di una semplice tensione adrenalinica ma su di una concezione accademica ed intellettuale del terrore, non sembra funzionare a pieno (e sottolineo di nuovo il “secondo me”).
Ridley Scott, poi, non è mai stato bravo nell’orchestrare le scene madri o le sequenze di una certa importanza, riesce sempre ad infilarci qualcosa che rovina tutto, e qui, non è da meno; anche se, almeno all’inizio della carriera, continuava ad avere un minimo di stile proprio. Infine, anche i tanto decantati effetti speciali (soprattutto quelli riguardanti l’animazione del mostro), non rendono bene, e sono inferiori a quelli dei precedenti Guerre Stellari e Incontri ravvicinati del terzo tipo.
Un bel classico che, ormai, è da catalogare tra i “datati” e che, per me, è da apprezzare più per quello che è stato che per quello che effettivamente è.
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