Amabili resti

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ACCHIAPPAFILM_AMABILIRESTICredevo che il trailer mi avesse già raccontato tutto, ma avevo torto. Una piacevole sorpresa all’insegna dello stupore visivo, poetico e metaforico.

Tratto dal romanzo di Alice Sebold.

Siamo negli anni 70. Susie Salmon (la brava Saoirse Ronan) è una normale ragazzina di 14 anni, figlia di una famiglia serena, con tante aspirazioni per il futuro e le palpitazioni dei primi amori, la cui felicità viene stroncata in un giorno di dicembre quando un suo vicino di casa decide di ucciderla. In questo tipi di film, solitamente, la narrazione passerebbe ai familiari, o alle persone care di Susie. Invece qui Susie, anche se morta, continua a raccontarci la sua storia e di quello che vede dal suo paradiso personale, chiamato il Cielo, e dal quale vede la tristezza delle persone a lei care, mentre il suo assassino fugge dalla giustizia e si prepara per uccidere di nuovo.

Molto tenero il rapporto con il padre (Mark Wahlberg) con cui Susie continua ad evere un profondo legame, anche se deceduta. Proprio quello che si dice di una persona scomparsa da poco, quando se ne continua a sentire la presenza.

Molteplici sarebbero le sfumature che si posso intravedere dal punto di vista filosofico e metafisico, ma quello che mi ha colpito di più è stata la bella la metafora e il richiamo continuo all’elemento della “casa”: la casa di Susie da viva, quella dell’assassino seriale, il ciondolo a forma di casetta di un braccialetto di Susie e “trofeo” del suo assassino, la casa vista come luogo in cui si vive, in questo caso il Cielo della ragazzina, che pur non essendo fatto di legno e mattoni, è come una cupola di cristallo intorno a lei che la protegge rinchiudendola in un mondo perfetto. Posto, però, temporaneo che è solo un luogo di passaggio a metà tra la terra ed il paradiso. Un mondo di stasi dove si attende la fine delle di cose rimaste incompiute sulla terra, e la pace e la serena rassegnazione alle persone a che non sanno accettare la sua morte.

Meravigliosa la ricostruzione in computer grafica, voluta da Peter Jackson (che nel film fa anche una piccola comparsa), di questo mondo dall’atmosfera surreale e fantastica, dalla natura lussureggiante con prati sconfinati, mari limpidi e calmi e cieli azzurri e sconfinati.

In conclusione l’unica cosa che non mi ha convinto e che preferirò far finta di non aver mai visto è una scena sul finale (dovuta probabilmente alla coerenza col libro) che ho recepito come una spudorata copia di “Ghost”.

Nonostante quindi la particolarità del tema trattato, e di un tipo di regia altrettanto inconsueta, ne risulta un film insolito e commovente, anche se non palesemente mirato alle lacrime.

Per pensare un po’ alle persone care che non ci sono più, per aiutarci a credere che anche loro non ci lasciano mai, e che ci possono osservare dal loro Cielo personale e perfetto.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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