Avatar

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Avatar-Poster-USA-5_midCi vuole coraggio per parlare di un film così. Lodarlo sembra scontato, parlarne male, invece, sarebbe falso ed inappropriato.

James Cameron ci ha fatto aspettare ben dodici anni dal titanico “Titanic”. Posso affermare, in tutta sincerità, che sono stati dodici anni ben spesi. Ha voluto aspettare la tecnologia giusta, il momento appropriato ed un pubblico (perchè per fortuna o per sfortuna, anche a questo si deve pensare) che fosse abbastanza pronto.

2154. Il marines Jake Sully (Sam Worthington), costretto da una paresi su una sedia a rotelle, viene assegnato al progetto ingegneristico che doveva essere svolto dal fratello gemello deceduto. Parte quindi per Pandora, un pianeta/satellite di un mondo molto lontanto dal nostro. Qui si dovrà integrare con la popolazione locale, i Na’vi, creature umanoidi, alte tre metri, dalla pelle striata di blu, e molto distanti dagli essere umani in quanto a cultura e valori. Per farlo Jake deve infatti guidare il suo Avatar, una creatura dal DNA umano misto a quello Na’vi, che però non ha una coscienza propria, e che può prendere vita grazie ad un collegamento neurale a distanza.

Della trama sono molte le domande ci potremmo porre e che nel film sembrano non avere una risposta: “perchè Jake è sulla sedia a rotelle?”, “come è morto suo fratello?”, “come potrebbe essere avvenuto il primo contatto con la popolazione?”. Risposte, che imprevedibilmente, possono anche non interessarci per come ci sa prendere tutto il resto. Dico questo per introdurre che il fatto che Cameron ha ancora moltissimo materiale, tanto che, si sta già parlando di farne una trilogia.

Oltre ad essere un opera mastodontica (che però è già il film che ha incassato di più nella storia), Avatar è subito diventato un punto di riferimento nella cinematografia e segnale d’inizio di una nuova era, proprio come la scoperta dell’America, nel 1492, segna nella storia dell’uomo l’inzio dell’età moderna.

E’ rivoluzionario, spiazzante e lascia a bocca aperta. Sarà anche grazie all’investimento sulla tecnica del 3D, che nonostante altri recenti precedenti non avevo mai visto così accurato e dettagliato. Esperienza, quella del tridimensionale, che però (non è colpa di nessuno) ritengo faccia perdere un po’ la bellezza del colore, per me molto importante, a causa degli occhialini che rendono tutto più scuro.

Cameron, come evidentemente ama fare, sceglie attori semi-sconosciuti, e trovo che questa sia sempre una buona idea. Quindi bravi i protagonisti Sam Worthington e Zoe Saldana, che sicuramente dopo questo film, vedremo in molte altre pellicole. Cameron chiama anche spigolosa ma sempre affascinante Sigourney Weaver, evidentemente a lei affezionato dai tempi di “Alien 2”, come sempre molto professionale e qui brillante nel ruolo della dottoressa Grace Augustine.

E poi c’è lei. La co-protagonista nascosta. Pandora. Questo mondo creato in computer grafica è vivo e pulsa. La sua natura è scintillante (in tutti i sensi) e si muove nel leggero vento con la grazia di una danza. La sua fauna è maestosa, aitante ed audace. Il film Avatar, sul pianeta terra, è un vero e proprio portale di accesso ad un universo lontano. Perchè sì: comincio a credere che Pandora esista davvero.

I messaggi che ne potremmo ricavare sono molteplici: dal salvaguardare sempre la nostra libertà, a “l’unione fa la forza”, a l’importanza della ecosostenibilità. Ma stranamente, sono venuta alla conclusione che qualsiasi siano i messaggi lanciati da Cameron, siamo in grado di farne a meno, perchè dobbiamo invece cercare il più possibile di goderci lo spettacolo. Avatar è un’opera d’arte alla stregua di grande dipinto. Alla fine non si può che ammirare l’armonia delle linee, l’appropriatezza dei colori e l’equilibrio della composizione. Il vero significato è intrinseco e nascosto e non ha fretta di essere svelato. Pochi film riescono a fare altrettanto. E’ l’emozione visiva in se’, il vero messaggio.

Per tutti, ma proprio per tutti.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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