Baci e abbracci

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10663_bigVirzì, soli due anni dopo Ovosodo, estrae dal cilindro un’altra, ma sempre diversa, commedia dolce amara.

Il signor Mario (Francesco Paolantoni) è il titolare del ristorante la Vecchia Macina, ormai sull’orlo del fallimento e costretto a chiudere i battenti. Divorziato, e con un figlio piccolo che lo odia, pensa che ormai non ha più niente da perdere e decide di suicidarsi. Lontano da lui, Tatiana (Paola Tiziana Cruciani), Luciano (Piero Gremigni) e Renato (Massimo Gambacciani) sono tre persone, tra loro imparentate, che hanno deciso di impegnarsi in un allevamento di struzzi, esperienza assai rischiosa e per il quale hanno investito tutto ciò che avevano. Hanno però una risorsa. Hanno un appuntamento con un assessore regionale di nome Mario che, forse, potrebbe stanziare per loro dei finanziamenti regionali extra, e per questo è stato invitato a passare con loro, e loro ampia famiglia, le festività natalizie in modo da poterlo lisciare a dovere. All’appuntamento però, arriva anche Mario il cuoco, che, non riuscito nel suo intento di suicidio, si vede invitare a pranzo da questa famiglia che crede amici della ex-moglie.

Nasce così una commedia sull’equivoco dai risvolti nostrali.

Inatteso Francesco Paolantoni che si toglie le vesti del comico, per vestire quelle dell’attore drammatico nei panni di Mario, il quale ritrova il senso e la gioia della vita in una famiglia, che non è nenche la sua. A tratti, senz’altro commovente.

Una commedia natalizia, ma non scontata, ne’ buonista, perfetta per un cinepanettone di qualità, sebbene uscì a metà gennaio. Sboccata quanto basta, per una vicenda ambientata in Toscana, e con la maniera di Carlo Virzì di raccontare l’amore tra uomo e donna in modo verace: meno romantico di tante parole e più “sessuale”.

Questo, però, è soprattutto un film sulla famiglia, con quel caretteristico odio/amore che contraddistingue il rapporto con il partentado. Il tutto è condito con un certo richiamo all’antica famiglia di una volta, abitanti magari di un vecchio casale illuminato da candele nella notte, senza telefono, e dove l’unico riscaldamento è il potente focolare domestico o, nel letto, l’abbraccio delle persone che amiamo. Un tuffo in un casa contadina di sessanta anni fa, che sa tanto di rustico quanto di sincero.

Da vedere per ricordarci di invitare (specialmente a Natale) quel parente che non vediamo da un po’, e banale a dirsi, ma per riflettere su quanto è importante e bello il calore di una famiglia.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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