Zemeckis, ovvero, l’eredità del cinema spielbergiano anni ottanta, un uomo che, contrariamente a Columbus, non si dedica completamente (e più onestamente) ai film da bambini, e nemmeno, contrariamente a Donner, a progetti più corposi (o comunque più “seri”), ma che si limita a studiare la commercialità di un soggetto, riempiendolo di luoghi comuni ipocriti ma funzionali, moralisti e americani, per abbindolare il pubblico facendogli credere di aver sfornato un’ idea geniale, ma che, in realtà, è terribilmente deprimente ed irritante.
I fattori che hanno reso un successo questo film sono i seguenti: il protagonista è stupido ed ingenuo e questo fa si che la gente lo creda un “buono”, la protagonista è una bambina di cui il padre ha abusato che in seguito diventa una prostituta, una drogata e una malata di AIDS, sposa Forrest e questo al pubblico da molta soddisfazione, ma muore e questo da alla vicenda un tocco di impegnato, il tenente americano tutto guerra e onore riscopre tutto ad un tratto la fede in Dio e il piacere di vivere, e come fa questo a non piacere al bene amato popolo americano?
Si fanno addirittura dei riferimenti ironici ai maggiori film di guerra con tanto della classica frase a effetto mezza rubata a Rambo “Voglio andare a casa!” e in fine il pazzerello su cui si basa la vicenda diventa un super miliardario; ma per Forrest tra fare qualcosa di giusto e fare qualcosa di sbagliato non c’ è molta differenza (il suo sembra un principio di autismo e a dimostrarlo c’è il fatto che esegue gli ordini che gli vengono dati in guerra senza discutere e con efficienza), e il fatto che Jenny sia stata abusata dal padre non le da certo il diritto di sfruttare Forrest (lei non lo ama per niente, infatti lo abbandona e lo manda a chiamare solo per appiopparli il bambino), e poi perché dopo tutto ciò che ha passato decide posare per playboy sapendo che l’ avrebbero cacciata dall’università?
Semplice, perché così la vicenda avrebbe acquistato toni più drammatici e sentimentalismi facili facili.
perché il fatto che il tenente Dan riesca a sopravvivere ad una tempesta gli avrebbe fatto ritrovare la fede in Dio? Per il semplice fatto che il pubblico medio adora le riappacificazioni spirituali; perché poi mettere due fotogrammi della guerra nel Vietnam sciupando il dolore che ha causato nel cuore di una nazione e facendola apparire come una stupidaggine? Perché alla gente piace vedere la guerra, ma non la guerra vera, quella che si vede al telegiornale arricchita di qualche brillante trovata ironica; non mi sorprende affatto il finale mieloso e strappalacrime in cui il bambino viene utilizzato insieme alla morte della mamma, con tanto di lettera appoggiata sulla tomba (mamma mia che luoghi comuni spaventosi) per tirar fuori qualche emozione, ma il risultato è, come previsto, mieloso e stucchevole.
Per fare questo film Robert Zemeckis e Eric Roth si sono sicuramente visti e rivisti Oltre il giardino di Hal Ashby e Barry Lyndon di Stanley Kubrick, poi il caro Eric ha ridotto a brandelli le due sceneggiature, le ha commercializzate, rimodernate e ne ha cambiato il significato: il primo film citato era una metafora gigantesca che rendeva la vita come un giardino oltre il quale si nasconde l’ infinito e dietro di cui si trova il cinismo e lo sconforto del mondo e il protagonista che non prova emozioni e vive in un mondo tutto suo, riesce ad uscirvi e ad ammirare la mediocrità del mondo esterno (come viene detto nel finale, da cui si riesce a capire il significato della trama, “La vita è uno stato mentale”), il secondo invece si basava sulle fatalità della vita e su quanto crudele questa sia con tutti: non esistono i buoni e non esistono i cattivi, esistono solo gli avidi e gli egoisti i quali conducono guerre private tra di loro e che spesso soccombono senza aver concretizzato nulla.
Forrest Gump invece è un film che mitizza la stupidità rendendola quasi una dote amabile e apprezzabile, un compiacimento all’auto lobotomizzazione insomma.
Io poi non capisco proprio dove la gente abbia visto la super interpretazione di Tom Hanks: è come sempre bravissimo, ma vogliamo mettere con Philadelphia dove interpreta con struggente disperazione un malato di AIDS che si avvia verso il crepuscolo e viene snobbato da tutti? O con Cast Away dove regge tutto un film da solo?
I personaggi sono talmente “ordinarizzati” e poco credibili che acquistano tratti quasi odiosi (specialmente Jenny).
Le doti di questo film sono davvero poche e sono ad esempio la totale assenza di noia e la bellissima colonna sonora di Alan Silvestri.
I sei Oscar non mi sorprendono affatto: di questi tempi, più che la qualità di un film, si premia la grandezza del portafogli dei produttori…
Tag: Commedia, Drammatico, Eric Roth, Gary Sinise, Robert Zemeckis, Robin Wright Penn, Sally Field, Tom Hanks



