Incontri ravvicinati del terzo tipo

VN:F [1.9.20_1166]

Il voto degli utenti: (clicca per votare):
Rating: 9.0/10 (4 votes cast)

E’ proprio vero che gli anni Settanta, quelli della New Hollywood, sono stati tra i più floridi della storia del cinema, e la carriera di Spielberg, ne è una dimostrazione eccellente: cominciata con dei capolavori, nell’arco di tempo dal 1971 al 1977, e proseguita in discesa con dei momenti di risalita ma ben poche cose che, effettivamente, c’erano da dire.

Ma in questa vita impregnata di cinema nel profondo, e caratterizzata da alti e bassi come raramente capita di vedere tra i registi di fama, ci sono stati dei momenti, dei guizzi di sentimento, che andavano oltre a qualsiasi altra cosa, che rientravano di diritto tra i momenti più straordinari e particolari a cui uno spettatore potesse sperare di assistere, e che hanno portato alla realizzazione di opere immortali e fuori dal comune.

Tra queste, ancora, se ne potevano distinguere alcune che trascendevano ciò che difficilmente poteva essere trasceso, semplici nella loro infinita complessità, naturali nello svolgimento e stilisticamente leggeri, in parole povere, dei film che potevano arrivare tranquillamente a tutti.L’apice di questi, il capolavoro dei (pochi) capolavori di Spielberg, è proprio quello dalla storia più semplice e scontata: Incontri ravvicinati del terzo tipo.

Sulla scia di 2001: Odissea nello Spazio (il film che lo stesso Spielberg ha definito il Big Bang della sua generazione di cinefili), vengono raccolte le più misteriose ed ambigue teorie sui rapimenti alieni, con i vari riferimenti storici dei “veri” casi in cui è venuta fuori questa possibilità (gli aerei militari scomparsi ad esempio, anche se le spiegazioni che ne hanno causato la scomparsa possono essere molte e tutte estremamente probabili, che non hanno niente a che fare con gli alieni), vengono messe insieme e ne viene teorizzata l’autenticità (si dalla scena iniziale nel deserto), il tutto sorretto da due storie che fanno da fili conduttori, una che ha per protagonista un uomo qualunque che si ritrova, insieme ad altri, “invitato” dai visitatori a raggiungerli, ed un’ altra che mostra la vicenda dal punto di vista del governo e dei servizi segreti, che tentano di mettersi in contatto con gli extraterrestri.

E fin qui nessuna novità, ma la narrazione, permette che ogni singolo secondo della storia, sia vissuta al massimo, fa apparire il richiamo che la montagna rigata (chiaro riferimento al monolite di Kubrick) ha sui protagonisti, non come qualcosa che di uditivo o di visivo, ma come una sensazione profondo, che porta a fregarsene di tutto il resto per poter raggiungere un obbiettivo superiore che però non si è in grado di spiegare a parole, un po’ come essere innamorati, e, ben che le scene iniziali con i primi avvistamenti, siano inquietanti, l’obbiettivo degli omini dello spazio non è quello di spaventare o di far del male, ma di mettersi in contatto, di comunicare pacificamente con un popolo diverso di un mondo diverso, e anche se all’inizio può non sembrare così, tutto fa parte di un piano già stabilito da tempo, ed è un rituale che si porta avanti da lunghi anni, con l’unica differenza che, stavolta, i governi ne sono veramente testimoni.

Quello mostrato in questo film, è un puro e semplice antirazzismo, velato per non cadere nel didascalismo, da tematiche fantascientifiche (che ancora una volta si rivelano le migliori per parlare di noi stessi, quando si dice i paradossi…) e sognanti, ma non infantili, anzi, tremendamente mature, temi estremamente cari al regista; ma è anche di più, è un film sulla vicinanza tra popoli (forse il top del genere su questo argomento), sull’amore incontrastato e titanico per l’universo e per i suoi misteri, e sulla bellezza e l’importanza del cinema, non a caso, infatti, nel ruolo di Lacombe, appare un già noto Francois Truffaut, i cui film rappresentano a pieno i genitori della generazione spielberghiana che venne in seguito (basti pensare ad Effetto Notte, un elogio al cinema sentito come pochi).

Se 2001 è stato l’apice del cinema fantascientifico (ma non solo) anni Sessanta, e Avatar di James Cameron lo è oggi, in questo spaccato, Guerre Stellari di George Lucas ed Incontri ravvicinati del terzo tipo, lo sono stati a loro tempo, e continuano ad esserlo nonostante gli anni che hanno.

Parlando da un punto di vista più personale, rimane l’unico film dove il buonismo e la speranza senza veli (che rischiavano davvero di diventare stucchevoli), diventano motivo di commozione, della più sincera comprensione di un modo di viaggiare di cuore, mente e fantasia che non ha limiti, e rimangono da scolpire negli annali del cinema i momenti degli incontri con gli alieni, primo tra tutti il finale, silenzioso, alla luce delle stelle, illuminato dai colori della nave madre che si allontana dalla Terra con a bordo i prescelti (più gli astronauti della NASA) ed accompagnato dalle note della colonna sonora di John Williams (tra le più belle che siano mai state scritte), confermandosi come uno dei momenti più alti del cinema di tutti i tempi.

Capolavoro.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
VN:F [1.9.20_1166]

Il voto degli utenti: (clicca per votare):
Rating: 9.0/10 (4 votes cast)
Incontri ravvicinati del terzo tipo, 9.0 out of 10 based on 4 ratings
Be Sociable, Share!

Comments are closed

 
    Web developed by Z3N.it
    Hosting WordPress by HardyPress