Un film che non può essere capito fino in fondo da nessuno; non che sia particolarmente difficile o volutamente incomprensibile, ma è il frutto di una mente troppo contorta per poter essere compresa ed accettata, e anche se potessimo capirlo, faremmo finta di nulla per il troppo disgusto.
L’ erotismo applicato da Borowczyk (considerato un gran maestro del genere) è della specie più ambigua e strana, in bilico tra la scottatura da febbrone e il disgusto più immondo che si possa immaginare, è sporco e animalesco (non per nulla vengono mostrati rapporti anche tra animali) ma contemporaneamente raffinato e nobile nella messa in scena.
Difficile trovare una storia che lega tutto: su di una villa francese, sorta nel Settecento, grava una maledizione secondo cui una bestia perseguita gli abitanti della magione ogni anniversario della scomparsa della prima padrona di casa; Maturine, figlio dell’attuale padrone della casa, sta per sposarsi con una ragazza inglese, questa però, appena arriva, comincia ad avere degli strani incubi riguardo ad una sua antenata che viene stuprata da un mostro con il corpo simile a quello di un orso, la testa di lupo e le zampe di suino.
Le possibili interpretazioni sono infinite, ma quella che mi è sembrata più idonea è la seguente: la bestia del sogno di lei è la stessa della maledizione, la donna sottomessa ai suoi piaceri è un’antenata della sposa di Maturine che, tornata in quel luogo maledetto, ritrova le sue origini e suoi bisogni animali; Maturine invece è il discendente del figlio del mostro e dell’antenata della sua futura sposa, infatti, quando lo spoglia nel finale, la zia della ragazza inglese, rivela un accenno di coda, dei folti peli su tutto il corpo e delle sembianze non del tutto umane che, a quanto pare, i familiari avevano tentato di nascondere.
Per gli appassionati del genere, c’è tutto quello che si può desiderare, tutti i peggiori e reconditi feticismi e manie della sessualità umana trasmessa sotto sembianze animali: masturbazioni maschili e femminili eseguite con piedi e mani da animali e persone, sodomie, pompini, sesso a più non posso, orge nel bosco, scene di penetrazione e di organi sessuali attivi tra cavalli, bagni spermatici e chi più ne ha più ne metta.
A tratti ricorda quasi (e non lo dico tanto per tirare bestemmie) una versione hard di un film di Bunuel, tra intrighi borghesi, segreti familiari, principi di sperimentalismo molto densi e fotografia accesa, che tende a rendere estremamente vivo l’ambiente circostante e quasi collaboratore del piacere fisico degli abitanti della villa, nonché un certo cinismo nei confronti della chiesa (anche il vescovo fa parte dell’inganno di Maturine).
In generale è una metafora piuttosto riuscita sul lato selvaggio della sessualità dell’uomo, che non tiene conto né del sentimento né di altre posizioni, non ne parla con gioiosità o con malignità, ma solo con obbiettivo accanimento. E’ discretamente girato, ma a tratti, risulta essere un po’ troppo stilistico e disorientato dai veri obbiettivi che si prefigge.
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