La notte non aspetta

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La legge, per definizione, è un complesso di atti, che contiene regole comportamentali di cui si impone l’osservazione nei territori o nei gruppi sociali a cui è destinata; il crimine, è un fatto che contravviene con quanto enunciato dalla legge; di fatto, quindi, i difensori della legge devono dare la caccia ai criminali. Fin qui, ci si arriva tutti e non ci sono particolari problemi nel dare tutto ciò per buono, prenderlo per qualcosa di inattaccabile, qualcosa che non potrà mai essere superata o messa in discussione da nessuno, un insieme di atti ufficiali che ci possono difendere da tutto e da tutti, fatti dai buoni per i buoni; ma se uno non si accontentasse di ciò, e si volesse chiedere il perché di tutto questo?

Perché un insieme di uomini dovrebbero mettersi insieme per formare qualcosa che nessuno può violare? Semplice, perché, come disse Einsten, tutto è relativo, e questo vale soprattutto per la scienza più inesatta di tutte, e cioè la legge, comunque, la risposta è che, quando si fu agli albori di questo gigantesco sistema di “cacciatori di uomini”, di processi e di carceri, ed ancora oggi, quelli che scrivono, fanno ed applicano la legge, si sentono superiori ad essa.

Non c’è da fare molta strada o avere una grande voglia di acculturarsi per conoscere i fatti di corruzione che sono avvenuti, avvengono o avverranno negli uffici delle centrali di polizia, o degli abusi di potere, o dei vari omicidi che i nostri difensori, i paladini che si immolano per noi, compiono ogni giorno; e la legge che fa per questi reati? Be, se la legge è la stessa che commettere il crimine e che ci difende, allora c’è davvero qualcosa che non funziona nel sistema; solo che se si va ad indagare nei meandri e nei cunicoli bui di questo insieme di personaggi ombrosi e potenti, ci si accorge, che  è il sistema stesso ad essere basato sulla malavita, ed a questo punto, ci sono due strade possibili: combattere contro di esso, o accettarlo per quello che è.

Il film di David Ayer, non ha una storia particolarmente originale, ma fa una cosa che lascia abbastanza spiazzati: non mette il protagonista (Keanu Reeves/Tom Ludlow) in una condizione di bontà, perché è intuibile sin dal principio che non è uno stinco di santo, solo che, dopo i primi cinque minuti, cominciano degli omicidi, Tom fa irruzione in una casa in cui vivono dei rapitori ed apre il fuoco senza aprire bocca, senza dirgli quali sono i loro diritti e senza arrestarli; subito dopo, il suo capo (Forest Whitaker), giunge sulla scena con rinforzi e stampa, per dare una versione falsa dei fatti; da qui in poi è tutto un crescendo di vendette tra colleghi, di prove insabbiate, di abusi di potere, di omicidi eseguiti da entrambi i fronti di “eroi”, di personaggi meschini con cui è impossibile identificarsi e di spionaggio interno tra poliziotti.

Non è possibile individuare un buono in questa vicenda perché tutti sono contemporaneamente sia il crimine che la legge, i poliziotti si trasformano in mafiosi assassini, e i criminali diventano poliziotti corrotti, Keanu Reeves, è un giustiziere che uccide prima per la legge (paradossalmente che viola), e poi uccide per ristabilire l’equilibrio tra i gerarchi del potere ed impedire a Forest Whitaker di diventare il “re delle strade” (come dice il titolo originale), ma sia ben chiaro che non lo fa né per se stesso, né tanto meno per un ideale di giustizia o di rispetto (ha perso tutto ciò quando sua moglie è morta in modo crudele), ed il finale non consola nemmeno dandoci un pentimento finale: il poliziotto tradito ed adirato, combatte con il suo capo e lo uccide senza pietà dopo che questo (dispiaciuto ma non pentito), gli mostra dove finivano le sue ricchezze in tutti quegli anni; il poliziotto onesto che voleva tornare a casa dalla sua ragazza (come dice ironicamente), invece finisce ammazzato con un proiettile alla gola tra la polvere di una casa nei quartieri malfamati e Hugh Laurie (sempre carismatico e contemporaneamente antipatico) non è quello stinco di santo che ci aveva fatto credere, tanto che dopo tutto quello che è successo, chiede a Reeves di collaborare per ristabilire definitivamente “l’ordine”.

Questo è un poliziesco disilluso e spietato come non se ne vedeva da tempo, mostra un mondo che inizia marcio e finisce ancora peggio ma in modo affascinante, che non giudica i suoi lugubri personaggi e che non si trasforma in un mezzo film denuncia in stile Training Day (altro ottimo film di genere) e che scorre via liscio come l’olio tra sparatorie, lotte a mani nude come nel miglior stile dei film di strada ed ambientazioni scure e caotiche.

Un piccolo gioiello.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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