La Strada

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“Se questo insignificante sasso è importante, allora lo sei anche tu”, queste sono le parole del pagliaccio che prende in giro tutti e non prende nulla sul serio, e Federico Fellini ci fa anche illudere di crederci veramente, finchè non arriva la scena in cui il prima citato mattacchione, non incontra Zapanò mentre è in viaggio e la macchina gli si è guastata.
Comincia come una rissa che non arriva fino in fondo, e nessuno dei due sembra aver voglia di continuare, solo che ad un certo punto, il pagliaccio batte la testa, comincia a sanguinare, cade a terra, non respira e non si muove, e non lo farà mai più.

Questa scena e lo spartiacque del film, ciò che separa il sogno fiabesco dell’inizio con l’incubo straziante della fine; Gelsomina da ingenua ed ignorante sottoproletaria che vive della sua felicità malata, diventa atona e definitivamente folle, in un modo che Zapanò non è in grado di accettare, e questo lo porta ad abbandonarla al freddo in mezzo ad una campagna innevata.

Questo di Fellini è un racconto di vita immaginaria e metaforica, che non si prefigge di rimanere a contatto diretto con la realtà, ma di tradurla a piacimento del regista, senza le costrizioni della corrente cinematografica che allora sovrastava la nostra nazione, il Neorealismo, e quindi senza attori presi dalla strada, senza una narrazione impersonale e popolare, senza proibizioni di linguaggio o espressive, ma puro racconto interiore, la capacità di colui che ha in mano la cinepresa di avere un suo punto di vista sulla realtà, senza dover per forza rendere conto della realtà che lo circonda (e questo non significa non rispettare i la storia o i suoi fatti, ma filtrare il nostro mondo e le nostre esperienze, attraverso l’obbiettivo, per mostrarlo agli altri); insieme a Senso di Luchino Visconti, rappresenta la fine di quel tipo di fare cinema, ma anche un suo netto superamento, e la prova che forse tentare di parlare di qualcosa con verità attraverso il cinema era un po’ una contraddizione in termine (con tutto il rispetto per quei film che, volendo, sono anche meglio di questo).

Rimane comunque inferiore al colossal con Alida Valli (che vince per narrazione, potenza fascinosa delle immagini, e ricostruzione di una realtà passata), ma non per questo di minor valore: a parte il fatto che segna un punto importante nella storia del nostro cinema, La Strada (che sarebbe quella lunga interminabile e pericolosa che percorrono Zapanò e Gelsomina) è anche un film sulla ricerca di un significato della vita, su delle speranze lanciate da dei truffatori che vengono infrante anche troppo presto, sulla cultura della menzogna e della violenza che regna in ogni essere umano, ma più in generale, un film sul sentimento di affetto che si prova verso il mondo in generale, provato dal terribile pianto disperato di Anthony Quinn (bravissimo nella parte) che saputa la morte di Gelsomina e vinto dal rimorso di essere stato sia la causa della sua pazzia (l’involontario omicidio del pagliaccio) che della sua fine (l’abbandono in un triste giorno invernale), non può che sfogarsi in riva al mare, l’unico modo che lei aveva per tornare a casa.

Bello e tristissimo.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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