Nemico Pubblico – Public Enemies

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Come si fa a raccontare una leggenda rendendola umana?
Ci hanno provato in molti e ci sono riusciti in pochi, ma mai nessuno come Mann, che ormai non si perde più dietro al suo classico “ordinario fuso all’ innovativo” che già gli aveva fruttato opere d’ arte di fattura perfetta, qui ripesca una storia utilizzata milioni di volte e forse più, una storia che rispecchia tutto il suo lavoro sul poliziesco e sul mondo criminale, particolare e leggendaria.

Come in tutti i suoi classici lavora sui personaggi smontando il mito dell’ eroe neo Robin Hood che fu Dillinger, criminale amato dal popolo, e del poliziotto che segue la legge e passa dalla parte del cattivo, ma qui non ci sono ne i buoni ne i cattivi, ne il bene ne il male, ma c’ è il mondo con le sue sfumature ciniche crudeli e spudoratamente ironiche; il mondo della malavita sia piccolo che grande è quello del tutto o niente, del tradimento o dell’ amicizia vera, e Dillinger, passati gli anni in cui il sogno americano stava nascendo e dando i suoi pochi contributi al mondo, lo stava accettando e ne voleva uscire (se si va ad analizzare la sua storia torna in mente proprio il Robert De Niro di Heat – La Sfida, rapinatore al suo ultimo colpo che sta per uscire dal giro per una donna) ma il caso o il destino che siano hanno voluto che per lui non ci fosse un vero futuro e che la sua storia con Billie durasse giusto il tempo di potersi creare delle illusioni.

Questo film rappresenta l’ennesimo crollo di un mito, nato dallo scorrere del tempo con lentezza e pazienza silenziose e morto con uno scoppio che ha creato una nuova pagina di storia nel libro della razza umana.

Raramente mi è capitato di assistere ad una ricostruzione tanto realistica e credibile quanto emotiva e nostalgica degli anni della grande depressione: si trattava di un periodo di stallo, dove ancora si respirava aria di Far West e l’ombra del vicino proibizionismo seguito dalla nascita della mafia italo-americana incombeva sull’America, ma ancora non c’ era stato il balzo culturale, tecnologico e politico che arrivò dopo la Seconda Guerra Mondiale, durante la Guerra Fredda; erano i tempi della grandi occasioni e della grandi fantasticherie (da parte di tutto il popolo e di tutte le classi sociali) portate dalle nuove tecnologie e dalla recente industrializzazione del Nuovo Mondo che iniziava lentamente a diventare una potenza incontrastabile.

Johnny Depp non mi è mai piaciuto troppo come attore (è bravo, ma fa sempre le stesse parti sprecando gran parte del suo talento), ma qui è forse al suo meglio (insieme all’interpretazione di Buon compleanno, Mr. Grape), comunque non è lui che fa la differenza (anche se emana un carisma notevole), perché la regia di Mann è talmente perfetta che fa quasi venire i brividi, unita poi a fotografia e scenografia inattaccabili, ad un montaggio serrato e ad una colonna sonora straordinaria (Elliot Goldenthall è tra i migliori compositori degli ultimi anni), si inscenano momenti di azione formidabili e sequenze di puro cinema d’autore come non se ne vedevano da anni ed anni.

E poi, di scene adrenaliniche belle come quelle dei film di Mann, non se ne vedono molte, anzi, oggi i polizieschi sono sinonimo di esplosioni, di cacce all’uomo e di poliziotti onesti e per bene contro criminali cattivoni, puri giocattoli senza cervello, quindi questi barlumi di luce non fanno altro che piacere.

Un vero e proprio capolavoro moderno.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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