Senza tanti preamboli: il più grande, agghiacciante, teso, giallo di tutti i tempi. Nonchè il primo vero thriller.
Ispirato all’omonimo romanzo di Robert Bloch.
Marion Crane (Janet Leigh) fugge in auto da Phoenix, in Arizona, con 40mila dollari che ha sottratto alla società immobiliare, per la quale lavora come segretaria. Dopo aver viaggiato per un giorno e mezzo, si ferma a pernottare in un motel gestito da Norman Bates (Anthony Perkins) uno strano giovane che vive con la madre oppressiva ed autoritaria. Preoccupata per la scomparsa di Marion, la sorella Lila (Vera Miles) si reca da Sam (John Gavin), l’amante di Marion, ma il giovane, ignaro anche del fatto che avesse rubato il denaro, non ha idea di dove possa essere la ragazza. Interviene a questo punto il detective privato Arbogast (Martin Balsam), incaricato dalla società immobiliare di investigare sulla scomparsa dei soldi e di Marion.
Se non lo avete visto, mi auguro vivamente che non sappiate/ricordiate nulla riguardo al finale della storia. La sua conclusione è famosa, ma a non saperne niente ci si guadagna nella tensione della prima visione.
Da sottolinearne il merito all’immenso Anthony Perkins, interprete di assoluto talento e dall’intensa espressività, che oggi è sempre più difficile trovare in attori della nuova generazione. Perkins si prestò anche per i successivi tre seguiti (due sequel ed un prequel), ma è risaputo che l’attore, negli anni successivi della sua vita, rimase profondamente turbato da questa sua interpretazione, e che lui stesso, trovò difficile liberarsi del Norman Bates creato, ma ormai stabilitosi, dentro nel suo subconscio.
Tra le tante, celeberrima la scena della doccia, che ha fatto, non solo la storia, ma anche la scuola del cinema di tutto il mondo, con un Alfred Hitchcock, qui incommesurabile, nel suo capolavoro di tecnica e di attenzione anche al minimo dettaglio registico. Da genio il quale era, decise di girare il film in bianco e nero soprattutto per evitare problemi di censura, dato che viene mostrato esplicitamente del sangue. In realtà, il (poco) liquido che vediamo e che ci appare come sangue, è cioccolato fuso.
Prima pellicola della storia a mostrarci lo scarico di un wc ed uno dei primi esperimenti cinematografici nell’ambito dei messaggi subliminali racchiusi in fugaci fotogrammi.
Colonna sonora di Bernard Herrmann come ciliegina sulla torta, insieme ai titoli di testa, che fanno da precursore a quelli che vengono fatti in epoca moderna. Infatti, già le prime scritte con una certa grafica, già presagiscono e sono segnale di un determinato tipo di tensione.
Da dimenticare, (nel senso scordatevelo di vederlo, vi prego, non vi fate del male) il remake shot-for-shot del 1998 di Gus Van Sant (“Will Hunting – Genio ribelle”, “Milk”) con Vince Vaughn, Julianne Moore e Viggo Mortensen. Tentativo irritante, nonchè offensivo.
Una tensione a cui pochi film nella storia sono riusciti ad arrivare. Vi sorprenderà. Non potete certo farvi mancare questa pietra miliare.
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