Titanic

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titanic-posterUn mare imparziale, freddo come il ghiaccio (e cosparso dal ghiaccio), nero come il petrolio e spaventoso di notte, azzurro e rassicurante alla luce del Sole e profondo come niente altro al mondo; un equipaggio che vive la più straordinaria traversata di tutti i tempi separato, in piani diversi del vascello, come la piramide sociale vuole (quelli di terza classe, dove i cani dei ricchi signori vanno a fare i loro bisogni); la più grande nave costruita, che nemmeno Dio potrebbe affondare e che invece si è portata con se, sul fondo degli abissi più di mille e cinquecento persone. Questi sono gli elementi base che caratterizzano la storia del Titanic, ma volendo è anche la storia di tutte le tragedie avvenute in questo mondo: l’ uomo tenta di piegare la natura al suo volere con tutti i mezzi che ha a disposizione, all’interno del mondo umano ci sono i ricchi e ci sono i poveri e i primi tentano a loro volta di piegare al loro volere questi ultimi(che sono sempre quelli che ci rimettono), alla fine però, quando il precario equilibrio del mondo comincia ad essere intaccato dalla loro (nostra) avidità, arriva il momento in cui la natura non si piega più al nostro volere, e ci fa capire quanto facile per lei sia piegare noi e spazzarci via.

La storia che ci raccontano al telegiornale, che leggiamo sui libri che ci insegnano a scuola è quella fredda ed obbiettiva, costruita interamente da fatti e formata da molte tragedie che ormai sono diventate leggenda per il loro paradossismo, tragedie che ci impressionano magari, ma che rimangono ignote e perse nell’oblio del “può succedere”; ma ogni tanto viene da chiedersi (almeno a me): che cosa avranno pensato e provato le persone che le hanno vissute? Ed è questa la parola chiave, persone. L’ operazione di James Cameron è quella di analizzare una catastrofe dall’interno, ricostruire minuziosamente il più grande oggetto in movimento mai esistito, immergerlo una seconda volta nell’acqua gelida, dargli di nuovo vita, riempirlo di nuovo degli stessi passeggeri e poi farlo sprofondare di nuovo nell’Atlantico, come a volerne celebrare in modo definitivo la morte.

L’unica differenza (a parte l’ immensità del progetto e l’inimmaginabile somma di denaro spesa per girare) dagli altri film è semplicemente che qui, la massa delle vittime ha un nome, una mente, un’ anima e una storia, i passeggeri del vascello vivono una paura vera, i “pezzenti” dell’ultimo gradino della scala vengono rinchiusi nella nave per “impedirgli di diffondere il caos” e lasciati a morire mentre l’aristocrazia inglese se ne stava beatamente seduta in salvo sulle scialuppe.

Questo è un film nato per rifare da capo qualcosa di terribile e catturarne le emozioni. La vicenda che fa da filo conduttore è semplicemente La storia d’ amore, nelle cui (apparenti) banalità si nascondono tutti i pensieri e i sentimenti che nessun’altra persona era mai stata in grado di mostrare senza finire irrimediabilmente in mielose stucchevolezze tipicamente di genere (unica eccezione per Il Paziente Inglese); Jack e Rose sono due anime ribelli dentro alla infinita tormenta che è la società umana di restrizioni e tarpamenti, il primo è un uomo sconosciuto, di cui nessuno si ricorderà mai, di cui non esiste nessuna documentazione, lei è invece una ricca nobildonna che rischia l’istituzionalizzazione (la stessa che viene mostra a Le ali della libertà, come ad indicare che la vita stessa può trasformarsi in una prigione senza gabbie e senza recinzioni) ma che riesce a fuggire da tutto grazie a Leo; le loro anime sono insieme per sempre e lui vivrà sempre nei ricordi, oltre la morte e per sempre in vita; ma la metafora della loro storia, volendo, va oltre a questo: Rose rappresenta il genere umano afflitto dalle contraddizioni e dai garbugli della sua esistenza (di fatto legge Freud) e Jack invece è l’oceano, la terra, l’universo, la natura, il suo obbiettivo non è quello di uccidere Rose ma di salvarla (“in tutti i modi in cui una persona può essere salvata”) e quindi salvare l’umanità dalla fine (in fondo noi dipendiamo da lei) e la scena in cui Gloria Stuart (una Rose ultra centenaria che ha veramente vissuto, mantenendo la promessa fatta a Jack) getta il Cuore dell’oceano dove la nave è affondata, non è un semplice diamante che si perde nel mare, è lei che getta la sua essenza al suo amore e qui vi si possono leggere due interpretazioni: la prima è quella che lei getti il diamante in acqua per ridarlo al Jack uomo, la seconda invece è che il genere umano ridia la sua anima e la sua storia sotto forma di qualcosa di bellissimo alla cosa che lo ha tenuto in vita per tutto questo tempo, la prima citata natura.

James Cameron ci insegna che le tragedie non sono solo pagine di storia riempite da inchiostro per formare delle parole, sono dei punti di vista, dei ricordi e delle sensazioni, e oltre al ghiaccio degli ice berg che popolano i pensieri di chi pensa al Titanic come una nave che è affondata, c’ è qualcosa di più immenso: il cuore delle persone.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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