Mi dico “è un film perfetto per un regista visionario come Tim Burton. E’,ovviamente presente, il “marito cinematografico” di quest’ultimo, ovvero il bravissimo Johnny Depp. E’ disponibile in 3D e ce lo presentano come il film dell’anno (affermazione che con Avatar, ancora presente nelle sale, richiede una buona dose di coraggio): deve essere bello per forza!”.
Risultato? Un grosso “MAH?”
Alice (Mia Wasikowska), sin dai suoi sogni di bambina è sempre stata una frequente turista del “Paese delle Meraviglie”. Adesso che ha quasi 20 anni, questi folli sogni perpetuano ancora, sebbene l’etichetta le imponga di essere nell’età della ragione, e soprattutto, in quella del marito. Ora, però, tutto sembra essere qualcosa in più di un semplice sogno. Il Paese delle Meraviglie ha bisogno di Alice, che secondo un’antica leggenda, è l’unica in grado di riportare la pace sconfiggendo definitivamente la tremenda Regina Rossa (Helena Bonham Carter), ai tempi, già regina di cuori.
Sinceramente devo dire che non sono mai stata una grande amante di questa favola classica di Lewis Carroll, a noi più nota grazie al cartone Disney del 1951, e non ero partita con grandi entusiasmi. Però qui, gli sceneggiatori, sembra che si siano impegnati, per sì, dare un bello spessore ai personaggi creati ex-novo e non presenti nella favola, ma anche peggiorando con inutli iperbole, i personaggi già più noti, e belli di per se’, che non avevano bisogno di ulteriori rivisitazioni. Un esempio: favolosa Anne Hathaway nei panni della Regina Bianca, tutto sommato semplice, ma rimbambita ed ocheggiante quanto basta, per renderla comunque piacevole e divertente. Poi però ci troviamo davanti alla dark lady Helena Bonham Carter, come Regina Rossa, che nonostante si ripeta nel famoso “tagliategli la testa!”, viene esteticamente arricchita di una testa enorme e di altri inutili stravaganze, di cui, secondo me, non avrebbe avuto bisogno. Destino comune anche a Johnny Depp, che, nel ruolo del Cappellaio Matto, esageratamente agghindato e truccato, peccando così di “eccessiva caratterizzazione”, che può suonare strano, ma che a conti fatti, essendo convinta della bravura di Depp come attore, come regista, vorrei che fosse la sua recitazione a contraddistinguere un personaggio, e non la fessura negli incisivi, gli occhi pallati da cocainomane, i capelli rossi e crespi, il trucco bianco e rosso e via dicendo.
Una nota di merito alla scelta perfettamente “burtoniana” della protagonista Mia Wasikowska, dall’aspetto malato e cadaverico quanto basta, ma che personalmente, pensando ad Alice come una bambina (seppur cresciuta), che gioca in questo mondo fatto di sogni, avrei visto diversamente. E’ evidente che una Alice rosea e sorridente non si sarebbe intonata alle famose scelte stilistiche del tetro regista. Per non parlare della vera e propria sfilata di moda ostentata con mille scuse per poter fare continui cambi d’abito alla protagonista.
Inspiegabili alcuni riti classici “a scomparsa” un po’ presenti, e un po’ no, lasciando nel dimenticatoio frasi nostalgiche che avrei ritrovato volentieri come “la Maratonda”, “So dar ottimi consigli…” e il celeberrimo “Noncompleanno”.
Sebbene abbia adorato il “nuovo” Stregatto, ed abbia attentemente ascoltato le varie battute, di cui molte, banalmente pseudo-spiazzanti, in questo mix un po’ di pregi, e più difetti, l’ho trovato strutturalmente un po’ messo li e rattoppato qua e là, ucciso o quasi, da un hiphopeggiante, improbabile e non divertente balletto finale del Cappellaio Matto.
Tim Burton di solito è una garanzia, ma quando il lavoro è mediocre e si pensa di vivere di rendita, va detto.
Se ne può fare a meno, da vedere se proprio non potete non saziare la vostra curiosità.
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