Happy family

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Una commedia sopra le righe, a tratti accademico, molto teatrale, ben diretto e ben montato. Un insolito buon prodotto italiano di inizio primavera.

Ezio (Fabio de Luigi) è uno svogliato 38enne che nella vita non ha mai avuto bisogno di lavorare, ma che pensa di saper scrivere abbastanza bene per stendere la sceneggiatura di un film d’autore. Ne crea quindi i personaggi principali, ma inaspettatamente rimane lui stesso coinvolto nella sua stessa sceneggiatura, trovandosi così ad essere uno dei protagonisti, ed a far parte di una storia a cui ancora deve trovare un finale che ne soddisfi tutti i personaggi.

Tutto riconduce ovviamente a “Sei personaggi in cerca di autore” di Luigi Pirandello, che adoro, e motivo per cui sono stata spinta al cinema a vedere questo film. “Happy family” è una buona rielaborazione cinematografica di questa geniale pièce teatrale scritta agli inizi del ‘900. Ne troviamo infatti degli elementi distintivi come il “Teatro nel teatro”, “l’abbattimento della quarta parete” ed “il gioco delle parti”.

Lode quindi alla sceneggiatura e ad un ottima regia di Gabriele Salvatores che, con dei simpatici escamotage, riesce a tenere il filo di questa narrazione a singhiozzi e molto spezzettata. Ho personalmente apprezzato alcune decisioni nell’uso dei colori predominanti, che rintengo, che più di ogni altra cosa possano aiutare a comunicare subconsciamente nel cinema. Troviamo infatti una predominanza di rosso che oltre ad essere il colore della passione e dell’amore è anche quello della famiglia. Vediamo del giallo che in questo caso vediamo funzionare come tramite tra il mondo dello sceneggiatore e quello della sceneggiatura. Il verde, che è il colore della salute, e che quindi predomina quando vediamo un ospedale, il grigio che qui ci richiama il senso di ombra, e sta a significare la notte, ed infine il bianco, che stranamente in questo caso rappresenta la morte, la fine raggiunta con dignità verso lidi migliori.

Aldilà di queste lunghe premesse non è un capolavoro, ma è più che godibile. Il resto della storia è portato avanti da battute che sono un po’ barzellette di vecchie gag da avanspettacolo. Buoni quindi Diego Abatantuono e Fabio de Luigi, i cui tempi comici innati colmano le molte lacune recitative, affiancati da Margherita Buy e Fabrizio Bentivoglio che sanno essere bravi attori d’accademia e sempre all’altezza del ruolo.

Il tutto condito e molto, molto aiutato da una colonna sonora d’eccezione: un po’ per scusa un po’ per necessità, il film è accompagnato dalle splendide canzoni di Simon & Gurfunkel per culminare sul finale con un bellissimo notturno di Chopin che sposato a delle immagini in bianco e nero, risulta così un bell’omaggio alla città di Milano.

Consigliato in particolar modo agli amanti del teatro e del genere Pirandelliano.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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