Il Decameron

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Primo capitolo della Trilogia della vita e, forse, la prima vera prova del fatto che Pasolini (se ci fossero ancora dubbi) sia stato il più grande regista italiano di quel periodo (ed il migliore in assoluto dopo Nanni Moretti). Non è che brilli tra le vette più alte raggiunte dal regista, ma è una delle tappe fondamentali del suo straordinario percorso di umanizzazione (seguita dalla mistificazione) delle abitudini aristocratiche e perbeniste della tanto odiata società tradizionale, uno sbeffeggiamento della civiltà sessuofobica e (falsamente) neo cattolica, quella dei preti che non si devono sposare e dei ragazzi che non devono fare pensieri impuri, pena l’inferno.

Viene scelto il soggetto delle novelle del Boccaccio per mostrare la libertà primitiva ed indulgente di un’epoca passata, messa a confronto diretto con quella di oggi, come ad indicare un degrado delle abitudine, un atrofismo graduale in cui la nostra mentalità si è chiusa, vinta da educazioni rigide, credenze e superstizioni di dubbia provenienza, nonché una profonda e ridicola paura del piacere fisico, che non farebbe altro che conciliare il benessere mentale.

Pasolini riesce a sconvolgere tutto ciò con degli episodi tra i più famosi della raccolta, riportati fedelmente ed illustrati con maestria fulminante ed un’estetica dell’anti barriera eccellente, favorita sia dalle scenografie di Dante Ferretti che dalla ricostruzione armoniosa dei paesaggi trecenteschi.

Il Decameron è un connubio straordinario di commedia della speranza e dell’ingenuità, fusa ad un cinema unico ed irripetibile, che tratta temi eterni di impegno sociale e anche politico, con risate sincere e non sarcastiche, senza quell’amaro o quella disperazione che caratterizza gran parte delle opere del regista.

È probabilmente un film irripetibile per stile e per riuscita finale, un’opera che ancora oggi e soprattutto oggi, possiede un coraggio unico, ed una narrazione scomoda e veritiera, che mette in luce le evidenti contraddizioni dell’uomo: si parla di un senso del pudore e della morale quando la menzogna e l’omicidio sono ormai scienze che vengono insegnate nelle scuole, si parla di giustizia quando la corruzione dilaga anche tra coloro che dovrebbero farla e gestirla (quelli che credono di esserne al di sopra), si parla di preservare le menti “innocenti” tagliando fuori tutto ciò che avrebbe davvero da dire qualcosa, ma lasciando alla portata di tutti quell’apparecchio malefico che è il televisore (che ormai sta sostituendo la bellezza e la realtà del contatto reale e profondo tra due persone).

Questo è un tipo di cinema contro ogni ipocrisia, lontano da volgarità gratuite e da esercizi di stile senza senso, parla della sessualità come una chiave di lettura del significato della vita stesso, ridotto in questo caso ad un libro infinito che non ha un inizio e che non ha una fine, lontano dalla grandezza di tanti altri film, ma importante come pochi, non crudele e terrificante come Salò o le 120 giornate di Sodoma, ma puro e senza macchia, come se fosse girato da un bambino dotato della conoscenza di un adulto.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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