La messa è finita

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Spiazzante anche per i maggiori fan di Moretti (tra i quali ci sono io): non c’è più l’alter ego Michele Apicella che ci mostra le sue manie ed i suoi spaccati di vita, qui il protagonista è un giovane ed anonimo prete di nome Giulio, in cerca di risposte che lo soddisfino.

Dietro ad un sottile velo di ironia si nasconde un pessimismo che trova le sue origini dietro alle più grandi paure del nostro mondo, camuffate a loro volta da un altro grande mistero: la religione.

L’uomo cerca in Dio (ognuno il suo) la risposta per ciò che non capisce o per ciò che ha paura di affrontare, per avere la speranza che esista qualcosa di bello dopo la sofferenza di vivere, qualcosa che si può ottenere muovendosi attraverso i comandamenti inviatici dal cielo, o per paura di guardare il mondo  con una visione diversa scoprendo l’insano caos che vi si trova.

Moretti affronta tutto questo guardandolo con gli occhi di un prete che ha perso la fede; la fede in Dio, la fede in se stesso, la fede nel mondo, la fede nelle persone e la fede nelle sue idee, e quando ha chiesto al suo Signore di dargli una risposta per consolarlo dalle sue profonde quanto giustificate afflizioni, ha ottenuto solo silenzio.

Giulio vede gli abitanti del loro paese, persone felici, tristi, illuse, soddisfatte, depresse o semplicemente rassegnate alla solita routine, parla con i suoi amici, quelli con cui aveva condiviso i suoi anni d’ oro, che ora sono impiegati, carcerati, uomini distrutti o che si sono adattati ai misteri senza risposta che li circondano e alle regole etiche e di istituzione che gli hanno messo davanti agli occhi, vede il suo predecessore della parrocchia che si sta ricostruendo una vita dopo essersi sposato e che si chiede perché un uomo di fede non può essere in grado di provare lo stesso amore che prova per le persone, nei confronti di una donna.

Giulio vede tutto questo, ascolta le confessioni delle persone e si fa domande, ma la sua confessione chi la ascolta? Incontra un prete che ha passato gran parte della sua vita in un luogo quasi invivibile freddo e con un vento che fa diventare pazzi per il semplice motivo che voleva far del bene agli altri (in modo da trovare la pace con se stesso), minaccia apertamente di morte sia sua sorella che se stesso, ed infine si rifiuta di perdonare e di ascoltare le persone che “non meritano attenzioni”: perché dovrebbe perdonare suo padre, che gli ha abbandonati tutti per puro egoismo e che è troppo debole ed ingordo per affrontare da solo i suoi problemi? Perché dovrebbe perdonare sua madre che ha gettato via il bene più prezioso di tutti, la vita, solo per riuscire a fuggire da una realtà che le da troppo dolore? Perché dovrebbe ascoltare le ragioni di un uomo che potrebbe avere tutto ma preferisce navigare con la mente nei suoi progetti irrealizzabili? E perché dovrebbe continuare a vivere in una comunità di persone che semplicemente non riescono a vivere? Piuttosto che che doversi fare tutte queste domande, preferisce ammettere che, con tutta onesta, ci ha provato ma ha fallito e che preferisce fuggire in un luogo invivibile, freddo e con un vento che diventare pazzi (esattamente come il vecchio sacerdote).

La sua stanchezza interiore deriva dalla solitudine, perché un prete che perde la fede nel mondo non ha più nulla.

Capolavoro morettiano, un film denso, claustrofobico, difficile e profondo come pochi.

Una pietra miliare del nostro cinema.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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