M. Butterfly

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Abbandonando le classiche tematico orrorifico-tragiche, Cronenberg prende in mano una storia reale accaduta proprio nello stesso periodo storico del film, ed entra in una breve ma particolarmente riuscita fase della sua carriera, quella che serve a completare il suo quadro ambiguo e piuttosto scioccante sulla natura umana e sui tormenti, innaturali o naturali che siano, che ne derivano.

Quello descritto è l’amore nella sua forma più pura e crudele, una trappola per la ragione e un veleno per l’anima (che finisce pian piano per uccidere anche la mente e l’individuo stesso), ma anche qualcosa di inspiegabilmente necessario e vitale, di cui non è possibile fare a meno.

Il caso vuole anche che la vicenda si svolga in un periodo instabile, pericoloso e fuori controllo come gli anni Sessanta e proprio in uno dei paesi che più a risentito dei cambiamenti radicali, profondi e spesso anche crudeli e stupidi applicati dal regime di Mao (l’abolizione delle forme d’arte e l’imprigionamento di tutti gli artisti nei campi di lavoro ne è un esempio lampante), che distruggevano per sempre una cultura profonda, intransigente e diabolicamente perfetta come quella Cinese, creatasi in più di duemila anni di guerre, sottomissioni e tirannie, e lo facevano sopprimendone gli stili di vita armoniosi e le tradizioni severe e rispettate per millenni.

Renèe riesce per la prima volta a provare del vero amore, e non qualcosa di dimostrabile solo attraverso il corpo, ma più intenso e vivo, infatti quando scopre la verità e non è in grado di accettarla, Song gli dice che al di là di tutto lui lo ama ancora, per il semplice motivo che, se avesse il corpo di una donna o non avesse proprio il corpo, non farebbe differenza, perché non si parla di amore carnale, ma amore spirituale, di quelli che consumano ed ossessionano fino a portare alla pazzia chi ne è “affetto”, uno di quegli amori che vengono narrati nelle più famose epopee mitologiche, che vengono narrati attraverso i secoli per la loro natura così profondamente inspiegabile.

Per sfondo è usata la storia della Madama Butterfly e per ironia, il significato dell’opera è lo stesso del film (per questo Cronenberg ci calca la mano): Song non è la Butterfy di Renèe, ma è Renèe ad essere la Butterfly di Song, e quest’ultimo è il soldato americano che seduce la protagonista per poi tradirla (il tradimento è la scoperta di averli fatto fare inconsapevolmente da spia perché lo conduce alla prigione e la menzogna sulla propria natura perché lo uccide interiormente) ed è per questo che alla fine, disperato, Renèe si mette il trucco della protagonista femminile dell’opera.

Cronenberg qui mette da parte corpo e mente e si concentra sull’anima e sulla tragedia del racconto facendoci finalmente arrivare in maniera diretta e commovente tutta la sua poetica personalissima e, spesso, pessimista, che qui si manifesta, come per la prima volta, in modo veramente chiaro e non inutilmente costruito.

Secondo me questo film rappresenta la vetta più alta della sua carriera.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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