Apocalypse Now

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Willard (Martin Sheen), un giovane sottufficiale dell’esercito che sta partecipando alla guerra nel Vietnam, viene inviato in missione segreta, con l’obbiettivo di trovare ed eliminare il colonnello Walter E. Kurtz (Marlon Brando), un vecchio veterano che è uscito dai ranghi ed ha sconfinato in Cambogia per motivi ignoti. Per farlo, Willard dovrà attraversare, per così dire, tutta la guerra sopra una barca ed osservare tutti gli orrori che ne scaturisce.

Dubito che esista o che esisterà mai qualcuno in grado di capire fino in fondo quello che contiene Apocalypse Now, perfino lo stesso Coppola, da quello che gli ho sentito dire, ha sminuito in modo a dir poco inaccettabile la sua opera, e lo definisce così:”Apocalypse Now non è un film sul Vietnam, ma il Vietnam”.

Inutile dire che le potenzialità di un film del genere vanno ben oltre la semplice trasposizione di una guerra, qui il Vietnam serve quasi come sfondo, come attrazione, come pretesto per parlare di qualcos’altro di ben più straordinario, fa da scenografia per una vicenda che va ben oltre la matrice terrena da cui deriva.

Servendosi abilmente del romanzo Cuore di tenebra di Conrad, Coppola traccia un viaggio che somiglia quasi a quello del traghettatore Caronte attraverso l’Oltretomba, alla fine della quale si trova un Diavolo che ha più analogie con l’uomo piuttosto che con una creatura ultraterrena.

Kurtz diventa non solo l’obbiettivo ma l’ossessione di Willard, che per sua stessa ammissione non sa, durante il viaggio, che cosa farà quando si troverà davanti al colonnello (ma i gradi servono più a qualcosa?), sa chi o che cosa aspettarsi da un uomo così deciso che, dopo aver condotto una carriera perfetta ed aver creato una famiglia, decide di gettare tutto nel fuoco e ritirarsi nei meandri più spaventosi e lugubri della giungla cambogiana.

Non riesce a collegare la voce della registrazione che gli hanno fatto sentire al comando, che parlava di morte, di distruzione, di incubi (l’incubo di restare vivi sottomettendosi, questo è, o meglio credo sia, la spiegazione del sogno della lumaca), con il personaggio valoroso e rispettabile che descrivono le scartoffie; il punto è che quando arriva, tutto ciò che gli è stato detto, tutto ciò che si era immaginato, tutto ciò che aveva temuto o che aveva sperato, tutto il resto del mondo, scompare, perché la fine del fiume, dove si trova l’antica piramide cambogiana nella cui oscurità vive Kurtz, è anche l’ultimo girone dell’Inferno, quello in cui i traditori vengono congelati, ed è anche la fine del mondo (ma esiste ancora?), la fine dell’umanità (ma è mai esistita l’umanità? E se si, è quella che crediamo noi?), la fine di tutte le vite passate, il purgatorio dove le anime si svuotano di tutto quello che hanno accumulato attraverso gli anni.

È come se Kurtz si caricasse sulle spalle tutto quello che di più orribile esiste al mondo, attraverso “la presa della corrente collegata direttamente su di lui”, quella che attraversa l’intero Vietnam vedendo ogni genere di atrocità che mette in atto l’uomo, in una parola: l’omicidio.

Ma accusare un uomo di omicidio in Vietnam è come fare multe per eccesso di velocità alle trecento miglia di India Napolis, e non è questo il motivo per cui il “droghiere” (o meglio, I “droghieri”) ha inviato il suo “garzone di bottega” (Willard) ad incassare i sospesi (ovvero “a porre fine al suo comando”), e nemmeno perché è impazzito (come dimostra Kilgore-Duvall che fa fare surf ai suoi uomini durante un attacco e che bombarda un villaggio senza apparenti ragioni, di quelli ce ne sono anche abbastanza), le ragioni di ciò sono piuttosto da ricercare nelle sue idee “malsane”.

Kurtz ha capito l’ipocrisia dei suoi compatrioti, che è anche quella del resto del mondo, basata fondamentalmente sul concetto che, la guerra, è solo uno strumento per accumulare denaro, ma in realtà le ragioni dei conflitti sono ancora altre, gli esseri umani devono uccidere, non riescono a stare in pace l’un l’altro, devono possedere sempre di più, anche le vite di quelli che li circondano, devono chiamare il nemico in modo amichevole per sminuirlo, e poi devono scatenare il loro inferno privato di sparatorie e di morti ammazzati, massacrando e torturando milioni di persone, però poi, scrivere “cazzo” sulla fiancata dei loro aerei è una cosa immorale… Ma è più immorale uccidere o offendere qualcuno? A che serve un senso comune basato su cose che in realtà nessuno pensa? Perché negare la propria natura sanguinaria o farsela negare se poi le stesse persone che tarpano la follia scatenano follie ancor più potenti ed estese? Andare in guerra, al di là di ogni ragionevole dubbio, non è altro che farsi regalare la licenza di uccidere o di essere uccisi.

Se uno reprime ogni sentimento compassionevole, se uno spedisce ogni sua memoria, ogni suo briciolo di bontà a migliaia di anni luce dalla sua mente lasciando che il suo cuore di tenebra prenda il sopravvento, allora è in grado di dominare il mondo, così i vietcong hanno vinto, reprimendosi e dando sfogo ad una follia e ad una freddezza che gli nasceva dentro e che nasce dentro ad ognuno di noi, anche se spesso cerchiamo di camuffarlo.

Ma c’è un conflitto in ogni cuore umano, fra il razionale e l’irrazionale, e fra il bene e il male, in alcuni ha il sopravvento la ragione, o meglio quella ragione che gli hanno imposto da sempre, ed in altri ce l’ha il lato oscuro dell’essere umano, quale delle due valga per Kurtz, non si saprà mai, sappiamo solo che lui si era rifugiato dove l’apocalisse, in quel momento, stava infuriando ed in cui la gente si era dimenticata del resto del mondo e di loro stessi, e che aveva voluto applicare il male conoscendo il bene, rifiutando la sua famiglia ed i suoi affetti.

Nel momento in cui Willard vede Kurtz e gli parla, la sua vita cambia, e si trasforma definitivamente man mano che resta nella sua reggia oscura e malata, facendogli capire che cosa è suo dovere fare, perché per quanto possa essere lucido, folle, giusto, spietato, commosso, poetico, guerrafondaio ma soprattutto, umano, Kurtz è e rimarrà sempre, anche se il top secret della missione impedirà al mondo di conoscerlo, una falla nel sistema consumatore, assassino ed ipocrita che è l’umanità, ed una falla che mette allo scoperto i nervi che fanno paura e risultano incomprensibili alla maggior parte degli esseri umani, per questo Willard decide che, nonostante tutto, deve portare a termine la sua missione, anche se rimarrà per sempre nella sua mente mutata, il dubbio di chi fosse davvero il colonne Walter E. Kurtz e se fosse davvero consapevole di ciò che stava facendo.

Si potrebbero scrivere romanzi sul contenuto di questo film e forse non basterebbero, ogni frase non è detta sproposito e possiede il contenuto di cento polpettoni hollywoodiani messi insieme, la colonna sonora mette insieme i classici degli anni Sessanta (This is the End dei Doors) con una originale, geniale, inquietante ed emozionante, la regia è in stato di grazia e ricrea tutte le sensazioni che vogliono essere trasmettere con una suggestione celestiale, gli attori sono perfetti (la miglior prova per tutti e tre i protagonisti), e le scene di guerra sono tra le più belle mai viste in un film.

La sua immensità non mi consente di poter vedere il fondo del suo contenuto e forse è per questo che continuo a preferirgli Il cacciatore di Michael Cimino (che per me è la vetta più alta raggiunta dal cinema di genere), ma nonostante ciò e soprattutto per questo e per la sua innegabile perfezione, Apocalypse Now è senza dubbio la miglior prova di Coppola e si guadagna un posto tra i film più belli della storia del cinema.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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