Gli spietati

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Due ragazzi vanno in un bordello, ed uno di loro, sentitosi offeso da un commento di una prostituta, la sfregia. Le prostitute, per vendicarsi, mettono una taglia di mille dollari sulla loro testa, ma lo sceriffo Little Bill Daggett (Gene Hackman) è intenzionato a non permettere a nessuno di riscuoterla, e lancia un monito a tutti gli assassini che vogliono andare in città, picchiando a sangue il temibile killer Bob l’Inglese (Richard Harris). Questo però non scoraggia altri tre assassini, Schofield Kid (Jaimz Woolvett) un ragazzino che spera di diventare uomo con un po’ di cadaveri sulla coscienza, Ned Logan (Morgan Freeman) un vecchio che parte per combattere la noia della vita di tutti i giorni, e William Munny (Clint Eastwood), che un tempo era uno dei più feroci killer americani ma che accetta il lavoro solo per guadagnare qualche soldo per i suoi figli.

La morte definitiva del western di Ford e di Leone, non poteva che essere raccontata dall’ultimo degli eroi del genere.

In questo film si respira un’ aria carica di morte, di aridità e di abbandono,la corsa all’oro è finita, il territorio è stato spezzettato, consumato e razziato, il paese ha ormai i suoi padroni e i vecchi eroi della frontiera sono estinti o ritirati nella dimenticanza, anzi, gli stessi eroi non erano che assassini, criminali e stupratori, le cui imprese, spettacolarizzate e, spesso, acclamate, non hanno portato ad un tramonto avventuroso, ma solo alla lenta consapevolezza di meritarsi l’ inferno.

Il protagonista de Il buono Il brutto Il cattivo, che se ne va con i soldi, non arriverà alla vecchiaia felice e a crogiolarsi su di una sedia a dondolo con una bottiglia di whisky in una mano e la sua pistola nell’altra, ci arriverà tentando di espiare ciò che ha fatto in gioventù, dimenticandosi degli errori commessi e cercando di chiedere perdono a Dio, alle persone o a chiunque possa ascoltarlo.

Munny sa di non poter ricevere il perdono, non dopo ciò che ha fatto, e per questo tenta di tramutarsi in un vendicatore, che ritorna ad impugnare la pistola per punire gli altri; questo però porta delle domande, perché se è giusto uccidere qualcuno che ha ucciso a sua volta, o ha fatto del male, o ha rubato, o ha fatto chissà cos’altro, allora chiunque è in diritto di uccidere a sua volta l’ assassino del primo assassino, e questo porterebbe solo ad una gigantesca catena di omicidi (come dice Bill a Kid “Tutti ce lo meritiamo”), quindi il protagonista non sta a farsi tante domande a cui tanto non potrebbe rispondere, fa ciò che il mondo richiede, si prende i soldi e continua caricarsi di male in attesa che qualcuno venga a giudicarlo definitivamente.

Neanche la giustizia è più tale, Little Bill è un criminale che ha un distintivo e che, invece di uccidere per soldi, uccide per “dovere”, ma la differenza sta tutta in un pezzo di ferro a forma di stella attaccato al petto; il suo è solo un altro modo di finire all’inferno, è un assassino che tenta di sopravvivere con una maschera, e come tutti, rimane vittima di chi è più veloce ad estrarre (“Non è una questione di meriti”).

Questo è un film senza speranza, che non tenta di illuderci mostrandoci grandi vicende o grandi scontri, ma ci getta nel fango insieme a tutti gli altri per mostrarci quanto simili siamo, il Far West di Clint non è che il vago ricordo di un momento storico svolto nell’accecante Sole del deserto, ma che è stato più buio della più oscura delle notti, tutti gli altri che ci hanno mostrato, non sono che pii populismi o stravaganti stereotipi.

Uno dei migliori del suo genere.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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