Un neonato abbandonato nella Senna, viene salvato dai topi e portato a vivere nel sottosuolo di Parigi. Alcuni anni dopo, nel 1877, quel neonato si è trasformato in uno spietato assassino dotato di poteri magici (Julian Sands) che commette spietati omicidi all’interno di un grande teatro. Poi un giorno, arriva Christine (Asia Argento), come sostituta soprano, ed il “fantasma” si innamora di lei, ma se ne innamora anche il gentiluomo Raul (Andrea Di Stefano) e tra i due comincia una rivalità.
Davvero tremendo, una vera e propria schifezzona da quattro soldi, ed è inutile tentare di trovare qualcosa di salvabile perché non c’è proprio verso.
Dario Argento, continua il suo inesorabile ed inspiegabile processo autodistruttivo, che lo sta portando a partorire degli abomini senza precedenti, qui, non si sa perché riprende in mano una vicenda già sfruttata mille volte e la distrugge dalla sua radice: scrive una sceneggiatura assolutamente indegna di questo nome senza cogliere nemmeno uno dei punti salienti della struggente vicenda, sceglie un cast di assoluta incompetenza, e utilizza il suo classico stile che, praticamente è come condannarsi a morte.
La messa in scena, è a dir poco penosa: la pasta della pellicola è da fiction, gli effetti speciali del povero Sergio Stivaletti (continua pure ad illuderti di essere un maestro degli effetti speciali…) sono degni del fondo classifica della serie Z dei telefilm in stile Hercules o Xena – La principessa guerriera (Sands che si immagina la trappola per topi con le persone ed Asia Argento che li compare davanti, sono le cose più trucide di tutto il film), la direzione degli attori farebbe ridere un bambino dell’asilo, con Asia Argento in vetta alla classifica delle peggiori attrici e delle peggiori doppiatrici, il trucco che sarebbe più che discreto viene rovinato da una fotografia dilettantistica e da dei costumi (senza dimenticarci le scenografie) che fanno quasi rimpiangere Elisa di Rivombrosa (il che è tutto è dire), oltre a tutto poi, si tenta di introdurre una specie di erotismo spinto, che alla luce di tutto il resto, diventa plastificato e a tratti quasi ridicolo.
O Argento è impazzito e non si rende conto delle porcate che sta vomitando la sua mente malata, oppure ha davvero deciso di mandare alla malora i primi anni di carriera in cui aveva prodotto delle opere di serie A, non voglio giudicarlo, però quando ci si trova di fronte a cose del genere e si pensa che dall’altra parte della cinepresa c’è colui che ha dato vita a film come Profondo Rosso, Il gatto a nove code e L’uccello dalle piume di cristallo, e che ha collaborato a scrivere il soggetto di C’era una volta il West, si rimane davvero basiti.
Un altro fattore inspiegabile è perché si ostini a voler usare quell’incapace di sua figlia per i ruoli da protagonista, quando non sa ne recitare, ne tanto meno ridoppiarsi dopo, anche se con l’età è migliorata (quindi pensate a com’era prima…).
Se proprio vogliamo essere un minimo indulgenti, a parte la storia che è bella per forza ma che non è originale e la colonna sonora che è altrettanto arcinota, l’unica nota abbastanza positiva del film è Julian Sands che, anche se è piuttosto mono espressivo, almeno ha un minimo di classe e di carisma.
Da dimenticare il prima possibile: meglio ricordarci Argento per quello che fu.
Tag: Andrea Di Stefano, Asia Argento, Dario Argento, Drammatico, Horror, Julian Sands, Romantico



