Sonatine

VN:F [1.9.20_1166]

Il voto degli utenti: (clicca per votare):
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)

Murakawa (Takeshi Kitano) è il braccio destro di un boss della yakuza. Viene inviato in missione con i suoi uomini, ma il vero scopo del suo spostamento (anche se non ne è al corrente), è quello di fare da bersaglio ai killer nemici. Dopo un massacro, per evitare altre imboscate, i sopravvissuti si rifugiano in una casa isolata su di una spiaggia e li, attendono di ricevere ordini da Murakawa, il quale deve riflettere su come uscire da quella situazione.

Dal Giappone con furore, o sarebbe meglio dire, con onore, “Beat” Takeshi un ex comico nipponico, piega al suo genio il genere noir, lo manipola e ne tira fuori qualcosa di nuovo e di spaventosamente rivoluzionario.

Come Mann (e prima di lui), gioca sui personaggi, sulla maestosità delle loro piccole vite, sul contrasto tra codice e mestiere, fra morale e crimine, fra etica e crudeltà della vita quotidiana, crea dei ritratti umani che fanno da allegorie a loro stessi mettendo in evidenza i contrasti e le contraddizioni delle loro ideologie e del loro modo di fare freddo, ma anche umano all’occorrenza, spietato ma anche coraggioso magnanimo, senza falsità e con un senso del rispetto e dell’onore che fa rabbrividire.

Come Carpenter, celebra con cupa e tetra serratezza il massacro ed i massacri, intensifica le scene di violenza inserendole in contesti macabri e freddi, crea un azione basata sui rumori, suoi bossoli delle pistole che cadono e rimbalzano sul pavimento e sugli sguardi atoni dei carnefici e delle vittime (che si scambiano i ruoli con frequenza nel corso della vicenda), e non si fa mancare degli accenni di umorismo tenebroso alternati alla terrificante consapevolezza di essere sul filo del rasoio.

Come Hitchcock, ad ogni scena forte e potenzialmente disturbante, alterna momenti di poesia delle immagini, prive di dialoghi, che hanno come ambientazione, quasi sempre, il mare (il luogo preferito da Kitano), lascia trasparire la determinazione dei personaggi, non più mossi da intenzioni nobili ma criminose, ma che hanno comunque lo stesso obbiettivo (salvare delle vite, in questo caso, i propri uomini) e la stessa impostazione (orrore profondo e bellezza sublime si alternano in una danza che non può non lasciare basiti).

Come De Palma (ma senza i suoi piani sequenza…), i personaggi non sono mai buoni, anche quando si comportano umanamente, sarebbero disposti ad uccidere in ogni momento, nessuno di loro ha la coscienza pulita e non l’avranno mai, Murakawa non ha che da portare avanti la propria opera ed uccidere i responsabili degli assalti, di modo che la vendetta sia consumata, ma prima di far questo dissuade dal continuare quelli che si stanno incamminando sulla sua stessa strada.

Tutto questo viene mostrato in neanche un’ora e mezzo di puro cinema d’autore, scarno, emozionante, deciso, magari anche lento, ma che possiede una lucidità ed una magnificenza visiva che lascia il segno nella mente dello spettatore, tra una storia che ricorda Il deserto dei Tartari di Kafka (l’esercito che attende nella fortezza l’arrivo di un ignoto nemico), una colonna sonora (del grande Joe Hisaishi) da brivido, dei personaggi che stanno tra l’umano ed il meccanico, e ossimori sulla stessa messa in scena (la comicità dei giochi con cui si intrattengono gli yakuza, mentre attendono di affrontare i nemici arrivano anche a trasformarsi nella roulette russa, e scherzo e morte si confondono), Kitano da vita ad un capolavoro di stile acclamato dalla critica ma purtroppo mezzo sconosciuto.

Uno dei noir più potenti della storia del cinema, denso e ricco come pochi altri film sono.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
VN:F [1.9.20_1166]

Il voto degli utenti: (clicca per votare):
Rating: 10.0/10 (1 vote cast)
Sonatine, 10.0 out of 10 based on 1 rating
Be Sociable, Share!

Comments are closed

 
    Web developed by Z3N.it
    Hosting WordPress by HardyPress