Aprile

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L’Italia ha fatto tornare la destra al governo, la Lega Nord sta tentando di intraprendere la secessione della Padania dal resto del paese, i politici sembrano i protagonisti di un film comico, e Nanni Moretti (se stesso) è deciso a girare un documentario sulla grande confusione che sta affliggendo il territorio. Allo stesso tempo, però, si è estremamente stancato della politica che sta gettando tutto alla malora, e quindi vuole fare un musical su un pasticcere. Ma la vera sfida per lui, sarà il figlio che sta per nascere.

“La sera del 28 marzo 1994, quando vinse la destra, per la prima volta in vita mia mi feci una canna” e Moretti afferra un cannone di hashish tirato fuori da non si sa dove e comincia a tirare osservando impassibile il televisore.

È la fine, e questa volta è definitiva, se nel 1989 la storia aveva posto fine ad un mondo comunista che non c’era mai stato, questa volta il popolo, invece di seguire il proprio bene, ha preferito affidarsi a “Zed il robot” in versione miniaturizzata, al suo profondo egoismo, ed al suo menefreghismo nei confronti di una nazione sofferente.

Aprile è un titolo simbolico per un mese che si è portato dietro intere fette di storia, ed è un semi documentario di sfogo che riassume le miriadi assurdità accadute in Italia, ma con un tono completamente diverso dal solito: non c’è più la tragedia di Palombella Rossa in cui il protagonista decadeva insieme al suo partito e, probabilmente insieme ad un paese che si stava condannando da solo, ma c’è invece una narrazione leggera, a tratti amara e rassegnata, ma completamente lontana dalle pesantezze dei precedenti lavori del regista, scarna in tutto e per tutto (gli attori sono i familiari o gli amici di Moretti, ed il film dura meno di un’ora e venti), comica e sarcastica ma anche contenuta e decisa, impegnata ma anche strafottente e liberatoria.

Dopo Caro Diario, Moretti torna ad affrontare la sua parentesi autobiografica, senza l’alter ego Michele Apicella e senza personaggi inventati, ma parlando di se utilizzando se stesso in prima persona, mettendosi sulle spalle il peso delle sue idee e dei suoi modi di pensare e mettendoli in scena con ilarità e tragicomica semplicità.

Ed è bello, di tanto in tanto, oltre a pensare agli immigrati che muoiono di fame e che vengono rimandati indietro con le loro imbarcazioni verso morte certa, oltre a filmare le bugie e le ipocrisie di Berlusconi, oltre a riprendere Bossi ed i suoi cavalieri vendicativi (degni discendenti dei nemici di Barbarossa) che marciano verso il fantasma della loro indipendenza ed oltre a star dietro alla miriade di problemi che l’Italia ha, pensare che un tempo, erano “discriminati” quelli che stavano per Trotsky invece che per Stalin, e che si ha un figlio ed una famiglia meravigliosa da tirare avanti e da amare, ed in questi casa, fa bene prendere tutte le carte, tutti i documenti e tutti i reperti burocratici, e fargli fare un bel volo dalla finestra.

Non è certamente fra i film più belli o più indimenticabili di Moretti, ma è di un genio che si sta parlando, quindi questo significa che si tratta comunque di un ottimo film.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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