Il Vangelo secondo Matteo

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La vita di Gesù (Enrique Irazoqui) dall’annunciazione da parte dell’angelo del Signore (Rossana DiRocco), alla crocifissione ed alla conseguente resurrezione, passando per il discorso della montagna, l’ultima cena ed altri punti salienti della storia.

Cosa serve per raccontare la più grande storia mai raccontata? Semplice: un magnifico testo di partenza, un pugno di attori sconosciuti, delle modeste scenografie, la colonna sonora di due divinità della musica classica, e la regia di un genio.

Ciò che ne viene fuori è un racconto sacro, anzi il più sacro, messo in scena da un profano condannato all’Inferno sia dalla Chiesa che da coloro che totalmente si astraggono dal pensiero religioso, e non si fatica a capirne il perché: Il Vangelo secondo Matteo, come dice il titolo stesso, è la fedelissima trasposizione del testo sulla vita del Cristo più fedele a quello originario, filtrata dagli occhi di un intellettuale che è vissuto da sempre tra le più alte scritture in prosa o poetiche mai composte, forse l’ultimo vero poeta, dotato di doti registiche indescrivibilmente crude e raffinate, e per di più comunista, omosessuale e, soprattutto, ateo; come fa dunque, un testo religioso ad andare d’accordo con la messinscena di un laico? Il fatto è che Pasolini non è un laico qualunque, è semplicemente un uomo che era già proiettato nel futuro, il cui spirito andava dappertutto pur restando sempre nello stesso posto, in altre parole, un uomo che era capace di vedere e di andare oltre a qualsiasi barriera di diffidenza, per far nascere racconti di vita e di morte che trascendevano le loro origini terrene o religiose che fossero, per poter far andare la mentedei suoi spettatori, in quelle dei suoi protagonisti.

Il film è così scarno che riesce difficile credere che vi entri tutto quello che racconta, ma lo fa: la serratezza della regia lo fa balenare dai dubbi di Giuseppe (a cui giustamente viene il dubbio che la moglie lo abbia tradito), alla strage degli innocenti (sequenza crudissima), per poi far passare la vicenda alla commovente scena del battesimo di Gesù ad opera di Giovanni Battista, a cui seguono il dialogo con Satana, l’ascesa della parola di Dio nella mente di Gesù, la scelta degli apostoli, la straordinaria sequenza del discorso della montagna con frasi che ancora oggi mettono i brividi (“Udiste che fu detto “Amerai il tuo amico e odierai il tuo nemico”, ma io vi dico “Amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori”” tanto per dirne una), l’arrivo a Gerusalemme, l’ultima cena (“…uno di voi mi tradirà…”), e la terribile scena della crocifissione che alterna le immagini di Cristo martirizzato a quelle di Maria disperata nel vedere il figlio morente, il tutto condito con la magnifica colonna sonora, e seguito dalla voce di Dio su di una schermata buia.

L’operazione eseguita non è di negazionismo, Pasolini infatti celebra la figura di Gesù e la eleva a livelli celestiali facendola apparire come quello che in realtà era: un eroe rivoluzionario.

I miracoli non vengono oscurati o minimizzati, anzi, sono mostrati e lasciati nel velo di mistero che circonda la loro mistica bellezza, e la resurrezione spirituale, è quella che vorremmo vedere per tutte le persone care che abbiamo avuto e per tutti i grandi uomini che sono esistiti (con una delle frasi di chiusura più belle della storia “…ed ecco, io sono con voi per sempre, fino alla fine del mondo”), e viene lanciato un raggio di speranza nelle tenebre dell’egoismo, che fa da consolazione tutti i tempi venuti in seguito.

Dopo aver visto questo capolavoro, ci si chiede l’utilità dei polpettoni teologici dei vari Zeffirelli, Mel Gibson, Norman Jewison, Nicholas Ray, e compagnia bella, e ci si rende conto che c’è infinitamente più fede nella modesta si fa per dire) opera di questo laico italiano, piuttosto che nella sfarzosità dei produttori hollywoodiani.

Se poi, uno ci vede del marxismo (su tutte, la frase “…difficilmente un ricco entrerà nel Regno dei Cieli”), si dovrebbe fare un lungo esame di coscienza su quello che sono i principi della religione e cosa essi comportano, perché si renderebbe conto che sono praticamente uguali a quelli del signore barbuto prima citato.

La vetta del cinema pasoliniano, un capolavoro emozionante come pochi ed intramontabile.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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