Infernal Affairs

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Chen (Tony Leung Chiu Wai) è un agente di polizia infiltrato da più di nove anni e, mentre all’interno della polizia nessuno sa neanche che è in servizio, tra i malavitosi si è fatto un nome lavorando per il boss Sam (Eric Tsang). Lau (Andy Lau), invece, è stato tirato su dai malavitosi dello stesso boss di Chen, con lo scopo di farlo arruolare nella polizia fungendo così da talpa, e nel corso di una vita, il suo nome diventa sempre di maggior prestigio nel dipartimento. Le cose si complicano quando i rispettivi capi “ufficiali” dei due, il boss Sam e il capitano Wong (Anthony Wong), in lotta da anni, scoprono che all’interno delle loro squadra vi sono due rispettive talpe. Chen e Lau, dovranno così cercare di restare vivi tradendo ed uccidendo chiunque li ostacoli.

“Io vedo la tua carta””Ed io vedo la tua”, si dicono Wong e Sam, dopo che quest’ultimo è stato arrestato e scagionato per insufficienza di prove, ed è in assoluto una delle scene più azzeccate di tutto il film.

Infernal Affairs è, come già preannuncia il titolo, un film dove non bisogna mai smettere nemmeno per un secondo di seguire la storia e le mosse dei personaggi, perché anche il più piccolo particolare è significato e se lo si perde, si rischia di non capirci più niente.

Chen e Lau, all’inizio, sono praticamente una persona sola: anche se non si conoscono, entrambi, cominciano a fare i loro rispettivi mestieri quasi per gioco, poi, col passare del tempo, l’accademia e la strada, formano entrambi, diventano dei professionisti straordinari in quello che fanno.

Compiono un percorso uguale, ma inverso, che li porta ad incontrarsi solo per delle futilità (il negozio di apparecchi per ascoltare la musica e le discussioni sui prezzi di questi ultimi) o per delle tragedie (la fine della missione di Chen, il drammatico scontro finale), ma che gli unisce con uno strano legame di rispetto reciproco, soffocato inevitabilmente dalla necessità di restare vivi.

Insomma, si potrebbe definire un quadruplo gioco di tradimenti e di inganni, in cui tutti sospettano di tutti e dove la fiducia è una parola non presente nel vocabolario: se si calcola che entrambi i protagonisti compiono un doppio gioco con le fazioni opposte ma che il punto di vista espresso è di entrambi, il risultato è quadruplo.

Infernal Affairs, rappresenta una rinascita del poliziesco made in Hong Kong ed un grande traguardo del cinema di genere: la regia a quattro mani di due assi della cinepresa, filtra, smonta e rimonta cambiandone i connotati, tutto il cinema gangster americano degli ultimi trent’anni, infarcendolo con tutte le varie sparatorie, storie di vita piccolo mafiosa, ritratti di inferni (come dice il titolo stesso) metropolitani fatti da buie stradine, una giungla d’asfalto e pioggia acida, raffinate descrizioni caratteriali dei personaggi principali (rispecchiati da Wong e Sam che ne rappresentano l’essenza di fondo: il primo è duro ed onesto, il secondo è furbo e violento) ed una fotografia eccellente.

Detto questo, per tutte le possibilità che c’erano, il film poteva e doveva essere migliore del risultato effettivo che si è ottenuto, infatti, uno dei più gravi difetti che accusa, è la disomogeneità del ritmo e l’eccessiva lentezza in alcuni frangenti.

Poi, anche se sembra strano, la versione americana firmata da Scorsese, gli è del tutto superiore, anche se differente: non c’è la stessa poetica delle immagini, né il rapporto tra i protagonisti, ma tanta azione, humor nero, attori grandiosi, una colonna sonora magnifica, ed un finale sconvolgente.

In ogni caso però, la tensione on manca mai, e la tecnica adottata dai registi basta per poter dire che si tratta di un ottimo lavoro.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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