Una canzone per te

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Sembra ormai chiaro che un nuovo trend si sia insinuato nel cinema italiano: la commedia studentesca. Genere che esiste da tempo, ma che soltanto negli ultimi anni, quelli post-Moccia, si sta rivelando una formula poco impegnativa ma dal botteghino assicurato.

Davide (Emanuele Bosi) è un 19enne prossimo all’esame di maturità. Suona e canta in un gruppo con il quale è prossimo ad un importante provino per Mtv. La sua ragazza, Silvia (Michela Quattrociocche), crede molto in lui, e da tempo aspetta una canzone che Davide ha promesso di dedicarle. Ma nel giorno in cui le cose dovrebbero andare per il meglio, invece, una serie di guai lo portano a perdere tutto, tranne il suo amore per la musica. Una bizzarra circostanza lo avvicinerà a nuove amicizie, come con Gino (Guglielmo Scilla), l’impacciato secchione della scuola, e con Lisa (Agnese Claisse), la cupa compagna di classe, che aiuterà Davide a riconquistare Silvia, affiancandolo per scrivere la canzone che le aveva promesso.

Buoni propositi dal trailer; un po’ meno nell’effettivo sviluppo della trama. Il tutto ci viene, infatti, annunciato come una di quelle commedie abbinate ad elementi di fantasia che, solitamente, rendono sempre tutto più interessante, come nel caso di “Cambia la tua vita con un Click” o come nel recente caso italiano di “Happy family”.

In “Una canzone per te”, però, la buona idea viene poi surclassata da altri avvenimenti della storia, portando lo spettatore a chiedersi a cosa sia servito ai fini della storia il risvolto “fantastico”. Semplicemente la maggior parte degli spettatori non si porrà nessun tipo di domanda critica nei confronti della sceneggiatura. Il film è scontatamente rivolto alle teen-agers, per le quali se, ai titoli di coda, avranno visto una storia d’amore qualsiasi, il lavoro sarà comunque considerato più che sufficiente. Quindi “tanta resa e poca spesa”, perdipiù finanziata dalla solita ed ostentata valanga di marchi pubblicitari, che distraggono lo spettatore, ma che sono evidentemente utili ai fini commerciali.

Film semplice anche dal punto di vista registico, dal lavoro facile e poco contestabile, al contrario invece della irritante prestazione di Michela Quattrociocche che non solo è costretta nel ruolo dell’antipatica, ma che rivela uno spirito intepretativo scadente e fastidioso. Adeguato invece Emanuele Bosi che non sfigura affatto. Vera chicca del cast, è però Guglielmo Scilla, meglio noto sul web come Willwoosh, videoblogger divenuto famoso su Youtube grazie ai suoi spassosi video autoprodotti, alla sua prima esperienza cinematografica e che grazie ad un talento comico naturale risulta adeguatamente caricaturale definendo la linea comica del film.

Colonna sonora popolarmente importante con canzoni scritte da Lost, Sonhora, Zero Assoluto, Broken Heart College e L’aura. Per tutto il film, infatti, viene rincorsa questa fantomatica canzone d’amore. Per scriverla i protagonisti cercano ispirazione in artisti del calibro di Jimi Hendrix e Jim Morrison, mentre si parla di PFM, di Dalla, Battisti, Area e De Andrè. Alla fine ci aspetteremmo un capolavoro alla stregua di “Let it be” dei Beatles, ma invece ne esce solo un’altra canzone pronta a divenire hit dell’estate. Quindi, va bene ispirarsi, è giusto sognare, ma la Musica è ben distante.

Un film carino, fresco quanto basta e certamente non uno dei peggiori.

Ovviamente consigliato a tutti i fan di Willwoosh.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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1 Commento

  1.  

    Matteo Fallani ha scritto

    maggio 18 2010 @ 20:36

    Concordo, anche se a me il genere piace e quindi é meno peggio del previsto. Willwoosh é il migliore, anima portante del film

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