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La storia d’amore tra Mussolini (Filippo Timi) e Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno), iniziata con passione e finita in tragedia, quando lui le preferì Rachele Guidi. Ida fu separata dal figlio e spedita in manicomio, e lo stesso destino toccò anche al prima citato.

“Se fra cinque minuti, Dio non mi fulmina, allora non esiste”, Mussolini esordisce con questa fulminante battuta, e dato che non viene fulminato, si sente in dovere di dare per vera la sua tesi.

Il film parte così, con questo agghiacciante scena che basterebbe da sola a spiegare gran parte della vita dello zio Benito, almeno finchè non prese il potere.

Si vede lui, con il suo sguardo penetrante, con il suo carisma napoleonico, con il vero spirito del leader che scorga nelle sue vene, un leader socialista, un leader rivoluzionario, un condottiero del popolo che impiccherà l’ultimo re con le budella dell’ultimo papa.

Dopo essere stato a letto con Ida, si appoggia al cuscino ed osserva il soffitto con uno sguardo speranzoso, ma quella che ha negli occhi è una speranza distorta, la speranza che ha un tiranno di dominare il mondo per “ristabilire l’ordine”, e gli stendardi che Mussolini vede cadere dalle finestre sono neri.

Viene mostrata una donna che si innamora con una passione quasi inconcepibile di un guerriero che ha come desiderio il voler vedere un’Italia dominante, e viene mostrato un uomo diverso dagli altri, un folle, un guerrafondaio, ma anche qualcuno che risulta essere irrimediabilmente una calamita.

L’erotismo violento dei due protagonisti, l’ascesa al potere del Duce, il distacco inesorabile dagli ideali socialisti, l’avanza dell’era dell’industria bellica, l’inizio di un impero giganteggiante e maestoso, quanto macabro e terribile, costruito con il sangue di milioni di innocenti, viene mostrato con tutta la sua terrificante magnificenza visiva: i palazzi immensi, le auto lussuose, i busti, le ville, l’arte della guerra e le poesie dell’età industriale (il Futurismo), il tutto condito da una colonna sonora eccezionale, da una fotografia niente affatto male, e da un protagonista, Filippo Timi, da Oscar (ed anche la Mezzogiorno evita di fare troppi danni).

Tutto questo, è pura poesia per immagini, perché quando si vede una cosa così tremenda, mostrata con una tale passione, quasi reazionaria, anche non si condivide neanche alla lontana quanto viene affermato, non si può che rimanerne estasiati.

Peccato, che duri poco più di dieci minuti, dopo di che, comincia un’irrimediabile e a dir poco disastrosa discesa nel qualunquismo.

Dopo la scena dello sventolamento della bandiera italiana sopra ad i giornali che bruciano, la regia si appiattisce, fa salti temporali giganteschi, mostra dettagli insignificanti (anche se affascinanti), dimenticandosi completamente di ciò che stava raccontando.

Dopo i primi quaranta minuti di film, quando la Mezzogiorno comincia ad avere le sue prime crisi isteriche, Filippo Timi, che era l’ingrediente segreto che tirava avanti un baraccone che si era rivelato piuttosto scaltro e truffaldino, sparisce di scena, sostituito invece da filmati repertorio, e questo è forse uno dei più clamorosi autogol che potevano essere fatti.

Ma la vera tragedia (in senso negativo ovviamente) comincia verso la metà del film: non solo Bellocchio cessa definitivamente con lo stile imperioso con cui aveva cominciato, ma riduce i personaggi ad inutili macchiette, sfrutta in modo pietoso la colonna sonora, rende la fotografia piatta e plastica e, soprattutto, fa entrare in scena come protagonista assoluta la Mezzogiorno, e già questo è un’errore imperdonabile.

Un film che era iniziato come un capolavoro assoluto, prosegue come una fiction in stile Rai Due, con una piattezza stilistica a dir poco preoccupante, resa ancor più amara da una consapevolezza assai spiacevole: un’occasione eccezionale viene clamorosamente sprecata in un raccontino retorico e populistico che scimmiotta un po’ Qualcuno volò sul nido del cuculo, ed un po’ Novecento, senza arrivare a nessuno dei due.

Un ennesimo, fiacchissimo polpettone moralista all’italiana.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo
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