Dancer in the Dark

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Selma (Bjork), una giovane cecoslovacca emigrata in America e con la passione del musical, fa l’operaia alla catena di montaggio, vive in uno squallido sobborgo di motorhomes, sta diventando cieca e mette via ogni centesimo per far operare il suo bambino e salvarlo dalla cecità che gli ha trasmesso geneticamente mettendolo al mondo. Infagottata in vestitini da quattro soldi, con le lenti spesse e lo sguardo sperso di chi non vede quasi più Selma si arrabatta e si vede costretta all’omicidio quando qualcuno le ruba tutti i suoi risparmi.

Basterebbe la trama di per se a rendere il film interessante e politicamente pericoloso, fuso poi allo stile asciutto di Von Trier, si sarebbe a posto: la quasi totalità dei suoi film, sono girati in modo serrato, quasi sempre con la camera a mano, con una pasta e con delle inquadrature da film casalingo, senza neanche un accenno di immagini costruite o artefatte, luce naturale, e storie di piccola vita quotidiana.

Con queste singolari caratteristiche, non si corre certamente il rischio di scadere in inutili spettacolarità, o in scialba retorica, la peggior nemica di un certo tipo di cinema politico, quindi il gioco è fatto: una madre che sta diventando ceca, risparmia soldi per impedire che al figlio tocchi lo stesso destino, ma uno scherzo del fato vuole che un poliziotto disperato la imbrogli e che ci scappi il morto.

Non serve altro per parlare di un aspetto dell’America che ancora oggi fa mordere le mani a tanta gente, perché tutti sono disposti a credere che un poliziotto sia innocente, e che l’immigrata di turno sia una ladra ed un’assassina, ma pochi sono disposti a credere il contrario: la bontà delle persone si misura in base alla loro forza d’animo, se sono disposti a soffrire ed a soccombere per il bene altrui (cosa che accade, perché il male utilizza strade terrene ben più “appariscenti”), allora possono davvero meritarsi di essere ricordate per il loro spirito candido, ed è per questo che esistono le religioni, per sperare in una ricompensa che possa ripagarci dei sacrifici e delle sofferenze della vita, causate dalla generosità propria, e dalla crudeltà degli ingiusti.

E non importa se la gente conosce la verità, anche se tutti sanno che la protagonista è innocente, il sangue deve essere versato: come chi non ha assistenza medica muore, chi non può pagarsi assistenza legale perché deve usare i suoi soldi per far operare il figlio che altrimenti diventerebbe cieco, anche se tutti riconoscono la sua innocenza, deve salire sul patibolo, semplicemente perché non ha seguito le regole di un sistema che legalizza l’omicidio.

Da un punto di vista etico, il film riflette in maniera impietosa sulla mediocrità del sistema americano e sulle sue ideologie barbare, che infangano ogni possibile atto di bontà, sopprimendo la stessa natura unitaria della sua costituzione, e lo fa attraverso scene terribili e tristissime (l’esecuzione finale, i dialoghi in prigione, la disperazione da parte di tutti i personaggi per il loro destino oscuro), ed aiutato da attori fenomenali (David Morse è un mostro di bravura, Bjork, oltre ad avere un suo certo fascino è anche una bravissima attrice, ma vanno degli elogi anche alla dolcissima Catherine Deneuve, e a Peter Stormare e al suo sofferto personaggio.

Da un punto di vista cinematografico, invece, il film è ancora più interessante: Von Trier riflette sul musical come genere indipendente, ma anche, sul rapporto che esiste tra immagini, vita, e musica. Utilizzando pezzi originali ed interessanti, con coreografie ancora più curiose ed atipiche, il regista contrappone la spettacolarità intrinseca del genere più usurato e stantio di Hollywood, con la scarnificazione del suo Dogma, riuscendo perfettamente ad equilibrare le due cose, nel mondo più semplice ed efficace: creare la musica dai suoni che ci circondano, far uscire le parole direttamente dalla mente dei personaggi interessati (le scene di ballo infatti sono immaginarie, dopo si riprende con il film normale), e far muovere i protagonisti della scena secondo le loro sensazioni momentanee.

Insomma, un bel lavoro, originale e anche dovuto.

Humor
Ritmo
Impegno
Tensione
Erotismo

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