Il grido

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Aldo (Steve Cochran) che lavora come operaio in uno zuccherificio convive da sette anni con Irma (Alida Valli). Dalla loro unione è nata una bambina. Il marito di Irma è emigrato da molti anni e l’arrivo della notizia della sua morte apre per Aldo la prospettiva del matrimonio. Irma però non ne vuole più sapere dell’uomo e gli confessa di non amarlo più. Per Aldo e per la bambina comincia un viaggio in Val Padana, alla disperata ricerca di una donna che possa occuparsi di lui e della sua bambina.

L’omologazione spirituale a cui sono sottoposti gli esseri umani degli ultimi secoli, non tarda ad arrivare anche per i poveracci, coloro che tirano a campare tentando di costruirsi una vita sulle macerie delle vite altrui, totalmente loro malgrado.

E come potrebbero scampare: tutto ciò che la borghesia fa per sfruttarli, ricade irrimediabilmente sopra di loro, come se tutti i loro sforzi non facessero altro che aggravare una già precaria condizione di vita. Ma è un cane che si morde la coda, un circolo vizioso che può essere combattuto solo con il tempo, che farà giungere il patatrac definitivo, che ucciderà tutto questo sistema infernale.

Già allora, negli anni Cinquanta, con la Democrazia Cristiana a svendere l’Italia all’America filo nazista, cominciavano ad avere gli stessi problemi della società truffatrice berlusconiana dei giorni nostri: un’assenza di cultura spaventosa, il lento degrado della classe operaia, e la sua perdita di identità, lo scavo profondo che il potere ha operato nei confronti di un sistema operaio funzionale, riducendolo ad un mero esercito di zombi che vagano per terre desertiche ed abbandonate.

Servono sforzi immani per superare tutto questo, e comunque non sempre è possibile, e le cause si elencano molto rapidamente: la noia borghese, i rifiuti della società dei consumi, gli scheletri nell’armadio di secoli di oppressione, tutto viene gettato nelle inconsapevoli e disilluse vite dei sottoproletari, vengono caricati della malevolenza dei loro ricchi padroni, e diventano, oltre a schiavi, anche anonimi individui privi di un qualsivoglia tipo di spiritualità.

Su tutto questo indaga Il grido, per riassumere: sul desolato appiattimento della vita della classe operaia, schiacciata moralmente e spiritualmente dalla meccanicità borghese. Questo ha come conseguenza, la sensazione di inadeguatezza nei confronti del mondo, la svogliatezza, la pigrizia e tutto il resto: il protagonista perde la voglia di lavorare, ma anche quella di viaggiare, ed è costretto a vagare in un limbo di scontentezza per a

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