La moglie di un chirurgo (Catherine Deneuve) si lascia andare alle sue inclinazioni sadomasochistiche. Inizia così una doppia vita: di notte l’amore per il marito; di giorno la frequentazione di una casa di appuntamenti.
Un “normale” racconto di ordinaria follia borghese, con l’aggiunta di resoconti disturbanti e feticci sulle bassezze dell’uomo annoiato. Il film di Bunuel cresce e si sviluppa andando a braccetto con l’identificazione nelle evidenti incoerenze dei protagonisti: ogni personaggio ci viene presentato come un individuo benestante, in forma ed in salute, discretamente ricco, e circondato da conoscenze influenti, sempre pronti a giurare sulla loro onestà, sulla loro fedeltà, e sulla veridicità delle loro amicizie aristocratiche; ma sotto a questa facciata, nascondono altro, cioè l’opposto di quello che mostrano, un bigottismo avvelenante che lacera le loro convinzioni intrinseche sulla sessualità e sugli sfoghi derivanti da essa, un autocompiacimento derivante dal possesso del benessere indiscusso e dei beni materiali in abbondanza, tutto a discapito di coloro che servono loro per renderli così possidenti.
L’importante in ciò, è rendere verosimile la propria superficie, per lasciare un ombra che non faccia porre troppe domande sul mistero del privato, perché nel caso in cui qualcosa dovesse trapelare, tutte le porte verrebbero sbarrate: non esiste l’anticonformismo borghese, perché immediatamente diventa un conformismo, e tutti coloro che si allontanano dalla loro mentalità assolutista, vengono processati e subito condannati, perché l’importante non è il crimine, né tanto meno chi è il criminale, tutti commettono gli stessi crimini, anzi spesso il carnefice ed il giudice ne commette anche più della vittima e del processato, tutti sanno, nessuno parla, l’equilibrio grottesco regge, i ricchi restano ricchi, i poveri restano poveri, e tutto fila liscio come l’olio (almeno finché il sistema non fa patatrac, ma è un altro discorso…).
È questo il classico esempio di Bella di giorno, un romanzo visivo controverso, sporco e maligno, costruito sopra ad uno scheletro già di per se estroverso, che utilizza un meccanismo narrativo quasi sadiano: c’è lo stesso scandaloso autocompiacimento di fondo, lo stesso frastornante utilizzo del macabro e delle oscenità, gli stessi elementi di disgusto che vanno a formare i romanzi del grande scrittore, lo stesso, minuzioso, schematismo, una precisione narrativa millimetrica, neanche una sbavatura, nonché una ripetizione dolente degli scenari scabrosi.
In fondo qual’è la differenza? Prima c’erano i liberti, oggi c’è la borghesia, è sempre una forma criminosa di sfruttare il proprio potere fisico, distorcendo quello altrui, e modificandone i caratteri psichici, la stessa, ributtante anarchia che nasce dall’eccesso di vizi a dalla tirannia, è riscontrabile in tutte le nostre epoche.
E come sempre c’è un accanimento feroce, quasi vitale nella sua brutalità, su tutto ciò che è virtù e bellezza: la bambina del casino che va bene a scuola, è intuibile che fine farà (la verginità non è più una dote, ma una semplice fonte di guadagno e di commercio), la protagonista, che giudicava male le donne di vita, finisce a fare il loro stesso “mestiere”, il marito comprensivo ed il suo “compagno di merende” (Michel Piccoli), altrettanto frequentatori delle case chiuse, finiscono per torturare e ridurre a livello di bestia la protagonista per essersi esposta fuoriuscendo dalla loro fiducia fasulla, l’amante psicopatico di Bella di giorno si fa uccidere in nome di una prostituta incapace di amare, ed il finale, non fa altro che aggiungere altro sconforto (magari la paralisi del marito, unita alla sua conoscenza della verità, favoriranno ancor più il gusto della protagonista nel tradirlo).
Non ci si risparmia nulla: pedofilia, necrofilia (anche costruita), coprofagia, gusto della sporcizia, passione per le malformazioni o per le cicatrici, ma soprattutto, il sadomasochismo, che fa da filo conduttore a tutta la vicenda (è ciò che la protagonista compie, in maniera ideologica, su se stessa e sul marito).
Tutto questo, da vita ad un’opera unica, in puro stile bunueliano, ripulita da retorica, e da allegorie (non ci sono simbolismi o contrapposizioni, è tutto chiaro fin dal principio, si vuol comunicare quanto mostrato in breve sulla superficie), un film anti borghese puro, nella sua forma più schietta, crudele, sarcastica, e disincantata.
Certo, nel genere ho preferito assolutamente dell’altro, ma nonostante questo, Bella di giorno è un capolavoro.
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