La venticinquenne Marta (Isabella Ragonese), laureata in filosofia con lode, decide di lavorare in un call center per guadagnare qualche soldo: il suo compito è quello di piazzare robot da cucina. La sua determinazione la fa entrare nelle grazie di Daniela (Sabrina Ferilli), responsabile dei telefonisti. Ma un tenace sindacalista vuole portare alla luce la situazione dei lavoratori precari…
Dopo una serie di dignitose commedine da cartolina, che riuscivano per lo meno a far ridere di gusto, Virzì decide di gettare totalmente nelle fiamme quel poco di buono che era riuscito a tirare fuori dalla sua pur dimenticabilissima carriera.
La cosa infastidisce ancora di più se si pensa che, in effetti, tutto quello che è stato fatto dal regista Livornese, come ho già detto, è davvero, ma davvero davvero, pochino, filmettini accettabili che sfiorano in più di un occasione la soglia del disgusto.
Questa mezza sciatteria contrabbandata per film impegnato è l’esempio lampante di quanto stavo dicendo, e fa venire in mente una sola domanda: ma dove diavolo è finito il cinema di denuncia!? Possibile che l’assenza di bellezza nel senso più umano e naturale del termine, portata dalla società occidentale, abbia provocato, in Italia, un’epidemia di incapacità tale, che anche a parlarne c’è quasi la certezza di scadere in banalità di proporzioni titaniche? Improbabile, semplicemente, è cambiata la qualità delle persone che si cimentano in questa “divertente” attività, e certamente Virzì è uno che si può tranquillamente confondere con il resto dei presunti registi che hanno portato allo polverizzazione del miglior cinema di tutti i tempi (almeno ad oggi).
Inutile dire che, il film in se, è davvero ignorabile: c’è una bella figliola, ma non semplicemente “carina”, una di quelle bellezze naturali, ormai dimenticate dalla popolazione cerebrolesa abituata ai fisici super pompati, che si è appena laureata raccontando un po’ di novelle esistenzialiste ad una commissione di volponi mezzi addormenti; dopo aver terminato gli studi, tenta di cercare un lavoro, ma dopo due ore, non trovandolo, decide di seguire la strada della “prostituzione legale”.
Va un po’ con tutti: tre volte col suo ragazzo (il minchione riciclato da Ovosodo) che poi molla, con un tizio del suo ufficio, con il Massimo Ghini versione Carlo Conti dei poveri, con il sindacalista-sfigato-bugiardo-puttaniere-corrotto, poi tenta di portarsi a letto l’amante del suo capo, la sifilitica che abita con lei, la figlia di quest’ultima, e persino una vecchietta tenera e cordiale in piena crisi da demenza senile.
Ma Virzì non si ferma qui, no signore, sarebbe troppo facile rendere ridicola una storia del genere, lui la deve pure rendere irritante: in parole povere, dopo aver fatto ben “aprire” la signorina casino, le fa venire prima le crisi di identità, poi i turbamenti amorosi, ed infine, le fa fare la sarcastica e la saccente sui problemi dei sindacati, facendole sparare a zero sugli altri, con commenti che, sapendo da che “bel” pulpito arrivano, fanno accapponare la pelle.
A questo punto per salvare la situazione sarebbe servito l’arrivo di terminator, o di Godzilla, pronti a staccare la testa ai protagonisti, come una giustizia divina nei confronti della mediocrità che si propina di giudicare dell’altra mediocrità, senza però rendersi conto di essere una componente attiva di questo.
Il colpo di grazia, lo danno gli attori: a parte il sempre bravo Mastandrea, gli altri sono uno più ridicolo di quell’altro, per arrivare ai veri fanalini di coda che sono la voce narrante della Morante (e fa pure rima), ma soprattutto… Micaela Ramazzotti… Virzì si meriterebbe il Razzie per la peggior direzione degli attori per avere anche solo potuto concepire di mettere a recitare una così disgustosa caricatura di attrice e di donna, che fa rigirare nella tomba e le vere grandi del nostro cinema, che poi qui è anche in un ruolo secondario, quindi se si pensa al film successivo del regista, viene voglia di spararsi.
Potrebbe sembrare che questo sia il peggio del peggio, ma come disse quello che mangio un rastrello e cacò soltanto il manico, il peggio ha da venire… e non mi sento di aggiungere altro.
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