Io ballo da sola

Dopo il suicidio della madre, Lucy (Liv Tyler), una diciannovenne americana, viene mandata in vacanza in Toscana a casa del padre e di una coppia di amici. Nella splendida villa isolata sulle colline senesi ci sono anche altri ospiti. Da questo soggiorno Lucy si aspetta di ritrovare un ragazzo conosciuto anni prima ma soprattutto di scoprire l’identità del vero padre e chiarire la personalità della madre.

Bertolucci, con questo film, decide di svendere la propria onestà artistica, in un modo, che farebbe rabbrividire anche il più forte di stomaco.

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Il tè nel deserto

Siamo nel 1947. Port (John Malkovich) è un musicista senza ispirazione, Kit (Debra Winger) è sua moglie, una scrittrice a sua volta in crisi; insieme con l’amico George (Campbell Scott), che più tardi li abbandonerà, arrivano dagli Usa a Tangeri. Cercano di risolvere i loro problemi creativi e coniugali attraverso l’eccezionalità dell’esperienza africana. Port, però, si ammala di tifo e muore. Kit prosegue da sola: raccolta da una carovana di Tuareg, ha una drammatica storia d’amore con il loro capo.

Seconda puntata di Bertolucci fuori casa, per uno dei suoi film più enigmatici.

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Ultimo tango a Parigi

Come molti film del genere, è difficile giudicarlo perfettamente alla prima visione, che Bertolucci fosse un mago, per non dire il migliore tra i registi italiani, a inscenare l’atmosfera umida e cupa ma allo stesso tempo terribilmente attraente che aleggia in tutti i suoi film, quella impeccabile e scenograficamente ineccepibile che solo pochi riescono a fare, si era capito da tempo, ed è proprio questo uno degli aspetti più poetici ed esteticamente insuperabili del film: le qualità visive.

Il tema trattato è quello dell’amore proibito, in forma primordiale e quasi animalesca, usato soprattutto come sfogo, ma visto sotto due aspetti diversi: quello confuso, indeciso e sognante della diciottenne, Jean, e quello consapevole, triste e disilluso del quarantacinquenne, Paul.

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Novecento

Spaccare in due questo film quasi perfetto è un impresa impossibile così come è impossibile valutarne uno senza tenere in considerazione ciò che avviene dopo; nel primo atto viene fatta una presentazione dell’Italia degli inizi del Novecento (appunto), concentrandosi soprattutto sugli squilibri tra classi che ancora erano evidentissimi: i padroni erano i “tiranni” e i capi assoluti, e i “dipendenti” erano ridotti quasi ad un livello di schiavitù, non c’ era da mangiare, non c’ erano soldi (o meglio c’erano, ma finivano in tasca ai potenti) e soprattutto, non c’erano diritti, fu per questo che si andarono a creare i primi sindacati (oltre che per conseguenza del Big Bang creato da Marx e Engels); la Grande guerra non aiutò di certo a migliorare, anzi, la nostra fu una vittoria “mutilata” ed il paese si trovava in uno stato di grande crisi, e fu proprio per questo (come viene detto alla fine della seconda parte) che Mussolini e i suoi “amici” si allearono con la Germania nazista e si inventarono la scusa sulla supremazia italiana sul mondo, per poter ricominciare la produzione di armi e armamenti e poter distrarre il popolo ormai corrotto dal vero problema che si annidava dietro a tutto questo: una crisi che ci avrebbe distrutto.

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