Dancer in the Dark

Selma (Bjork), una giovane cecoslovacca emigrata in America e con la passione del musical, fa l’operaia alla catena di montaggio, vive in uno squallido sobborgo di motorhomes, sta diventando cieca e mette via ogni centesimo per far operare il suo bambino e salvarlo dalla cecità che gli ha trasmesso geneticamente mettendolo al mondo. Infagottata in vestitini da quattro soldi, con le lenti spesse e lo sguardo sperso di chi non vede quasi più Selma si arrabatta e si vede costretta all’omicidio quando qualcuno le ruba tutti i suoi risparmi.

Basterebbe la trama di per se a rendere il film interessante e politicamente pericoloso, fuso poi allo stile asciutto di Von Trier, si sarebbe a posto: la quasi totalità dei suoi film, sono girati in modo serrato, quasi sempre con la camera a mano, con una pasta e con delle inquadrature da film casalingo, senza neanche un accenno di immagini costruite o artefatte, luce naturale, e storie di piccola vita quotidiana.

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