Dom Kobb (Leonardo DiCaprio) è decisamente il miglior ladro in circolazione nel suo campo. Stiamo parlando della pericolosa e difficile arte di estrarre segreti rilevanti dall’inconscio durante la fase onirica, il momento in cui la mente abbassa tutte le sue difese e diventa vulnerabile. Questa abilità ne ha fatto un personaggio di rilievo nel mondo dello spionaggio industriale, ma il prezzo che ha dovuto pagare per la sua notorietà è di essere stato condannato ad una eterna fuga. Egli dunque è privato della possibilità di amare e di essere amato, finché non gli viene offerta una possibilità di redenzione e di uscita dal circolo vizioso. Questa volta però, Cobb e il suo team di specialisti, dovranno operare un totale ribaltamento di fronte e invece di sottrarre informazioni dovranno riuscire a crearne: invece di rubare semplicemente un’idea dovranno farla nascere, generarla da zero.
Non è una cosa facile approcciarsi ad un evento rivoluzionario; non si sa molto bene come comportarsi quando ci si trova davanti ad esso, quando si parla di qualcosa che cambia alla radice il senso comune di vedere le cose e, per molti, questo “trauma” è inaccettabile, sia perché sono abituati ad un tipo di realtà diversa, sia perché sono troppo attaccati alla vecchia tradizione.
In questo caso, il film del quasi esordiente Nolan (che trae la sceneggiatura da un racconto di suo fratello), è passato praticamente inosservato, in pochi lo ricordano e, quei pochi, non hanno ben chiaro l’importanza che ha, sia narrativamente che tecnicamente.


