Ginger e Fred

Amelia (Giulietta Masina) e Pippo (Marcello Mastroianni), in arte Ginger e Fred, avevano avuto successo sui palcoscenici di provincia nei lontani anni Quaranta. Si ritrovano, dopo decenni, per partecipare a un varietà di vecchie glorie organizzato da una televisione privata. Un’esperienza da incubo, ma ai due resterà il piacere di essersi ritrovati per un momento.

Ginger Rogers e Fred Astaire come simbolo della decadenza del cinema e dell’intrattenimento: si perde qualsiasi accenno di bellezza umana, ogni briciolo di vitalità, non esiste e non esisterà più lo spettacolo in grado di far trascorrere piacevolmente alcuni momenti grazie agli artisti veri; questi ultimi sono solo le ombre di loro stessi, troppo consumati dalla stanchezza, dalla fatica e dai rimorsi, portati dall’inevitabile revisione finale della propria vita.

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Lo sceicco bianco

Wanda (Brunella Bovo) e Ivan (Leopoldo Trieste) sono in vaggio di nozze a Roma. Per lei è l’occasione di far conoscenza col personaggio dei fotoromanzi per cui stravede: lo Sceicco Bianco (Alberto Sordi). Con un pretesto lascia l’albergo e il marito e si aggrega alla troupe che sta girando un nuovo episodio. Ben presto scopre che una cosa sono i sogni e un’altra la realtà.

Normale commedia all’italiana, con i classici stereotipi del genere, assorbita dalla cultura popolare e basata proprio sulle reazioni di questa, con un’unica differenza dalle altre centinaia che uscirono in quegli anni: il regista è Fellini.

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Giulietta degli spiriti

Giulietta (Giulietta Masina), è una donna dell’alta borghesia, che sospetta che il marito (Mario Pisù), la tradisca. I sospetti vengono confermati quando assume dei detective privati, che lo colgono sul fatto. Per risolvere il problema, Giulietta, prima si rivolge ad un veggente indiano, e poi tenta di instaurare un dialogo con il marito e con la sua amante.

8 ½ senza Fellini ma “accompagnato” da Fellini, ecco cos’è Giulietta degli spiriti. Il regista sente il bisogno di uno sfogo stilistico, di una fuga da quel mondo da incubo che è la realtà per potersi rifugiare in un universo del privato e della personalità assolutista.

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Le notti di Cabiria

Cabiria (Giulietta Masina) è una prostituta romana, che da una vita sta risparmiando per riuscire a vivere in modo decente quando sarà in là con gli anni. Un giorno, mentre è a vedere uno spettacolo in teatro, viene ipnotizzata e le viene fatto simulare l’incontro con l’amore della sua vita, di nome Oscar. Dopo essersi ripresa, esce per strada, e li incontra un uomo che dice di chiamarsi Oscar (Francois Perier). È l’inizio di una storia d’amore, forse troppo bella per essere vera.

Spaccato sociale, e racconto di vita del sottoproletariato delle borgate romane.

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La Strada

“Se questo insignificante sasso è importante, allora lo sei anche tu”, queste sono le parole del pagliaccio che prende in giro tutti e non prende nulla sul serio, e Federico Fellini ci fa anche illudere di crederci veramente, finchè non arriva la scena in cui il prima citato mattacchione, non incontra Zapanò mentre è in viaggio e la macchina gli si è guastata.
Comincia come una rissa che non arriva fino in fondo, e nessuno dei due sembra aver voglia di continuare, solo che ad un certo punto, il pagliaccio batte la testa, comincia a sanguinare, cade a terra, non respira e non si muove, e non lo farà mai più.

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