Il deserto dei tartari

Un giovane ufficiale, il tenente Drogo (Jaques Perrin), viene inviato per servizio in una fortezza che si trova ai margini del deserto. Qui attende, assieme ai suoi compagni, di potersi misurare con i nemici, i tartari. Ma i giorni passano senza che nulla accada. Nel frattempo il tenente vede infranti i suoi sogni di gloria: si ammala gravemente senza essere riuscito a combattere.

Se il film fosse “solo” una riproduzione sfarzosa ed elegante dell’omonimo libro di Buzzati, sarebbe già un’opera di pregio, ma Zurlini non si accontenta di far questo (come altri avrebbero fatto), si spinge oltre i limiti della comunicazione dell’immagine, ignorando l’impossibilità economica e la scarsità dei mezzi (fu Perrin a raccogliere il gruzzolo necessario per girare il film), e superando la paura delle evidenti difficoltà che esistono nel parlare di un’attesa estenuata e sconfortante.

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Furyo

Giava, 1942: il maggiore britannico Jack Celliers (David Bowie) giunge al campo di prigionia giapponese comandato dal giovane capitano Yonoi (Ryuichi Sakamoto). Questi, che crede fermamente nei principi della disciplina, dell’onore e della gloria, considera i detenuti nemici dei codardi che hanno preferito la resa al suicidio: poco a poco, fra i due ufficiali si instaura una complessa relazione, venata di attrazione sessuale.

“Lei è vittima di… di uomini convinti di essere nel giusto. Come una volta lei, e il capitano Yonoi, eravate convintissimi, di essere nel giusto. E in realtà poi, nessuno è nel giusto.”

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Nascita di una nazione

Il sudista Ben Cameron, dopo la vittoria del Nord, fonda il Ku Klux Klan come autodifesa dei bianchi di fronte all’arroganza dei neri. Lo colpisce la tragedia del suicidio della sorella, violentata da un uomo di colore. Grazie a lui, i bianchi riprendono il controllo della situazione, dopodiché Ben potrà sposare l’amata Elsie, appartenente a una famiglia che si era schierata dalla parte dei nordisti.

“Sono più progressista io di qualsiasi altro si batta per questi ideali nelle grandi sedi. Non sono, né sono mai stato razzista e sono sempre andato d’accordo con la gente di colore”. Questo lo disse Griffith, David Wark Griffith, figlio di antico eroe della guerra di secessione, cresciuto con una ferrea dottrina protestante.

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Vincere

La storia d’amore tra Mussolini (Filippo Timi) e Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno), iniziata con passione e finita in tragedia, quando lui le preferì Rachele Guidi. Ida fu separata dal figlio e spedita in manicomio, e lo stesso destino toccò anche al prima citato.

“Se fra cinque minuti, Dio non mi fulmina, allora non esiste”, Mussolini esordisce con questa fulminante battuta, e dato che non viene fulminato, si sente in dovere di dare per vera la sua tesi.

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Hiroshima, mon amour

A Hiroshima, dopo la Seconda Guerra Mondiale, arriva un’attrice francese (Emanuelle Riva), che incontra e si innamora, dopo pochissimo tempo, di un architetto giapponese (Eiji Okada), che ricambia i suoi sentimenti. Di fronte a lui, lei sente di potersi aprire e gli racconta del suo passato tormentato, e della sua storia con un soldato tedesco durante la guerra.

In pratica è l’inizio della Nouvelle Vague, con tutti gli elementi che questa comportava: complessità narrativa ma scarsi mezzi per realizzare l’opera, riprese senza ritocchi, contenuti diretti, immagine scarne e penetranti, per temi che potevano andare dalla mafia alla guerra (come in questo caso).

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Green Zone

“Il motivo per cui si fa un guerra, è l’unica cosa importante”

Iraq. Aprile 2003. Il regime di Saddam Hussein è appena stato rovesciato e da poche settimane è iniziata l’ennesima guerra americana “portatrice di democrazia”. Le forze armate statunitensi sono impegnate a pieno regime nel cercare armi di distruzione di massa, che teoricamente vengono cercate per debellare una possibile minaccia, ma che in pratica vengono cercate per far intervenire l’ONU, facendo così il gioco di Washington e dell’amministrazione Bush. L’ufficiale Roy Miller (Matt Damon) è al capo di una squadra che ha proprio il compito di trovare le armi. Come la storia ci ha insegnato, questi fantomatici armamenti, non sono mai stati trovati.

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