“Parlo del bene esasperando il male” disse qualcuno, ed era presumibile che, in periodi così inclini alla spettacolarizzazione ed al didascalismo dei film denuncia, un’opera sul nazismo, non sarebbe stata diversa da qualsiasi altro polpettone sulle discriminazioni, sui personaggi storici, su Roma o su qualunque altra cosa; ed in effetti il film è dotato di un’epica raffinata e letteraria, ma anche cinica e antiretorica, lontana da qualsiasi facile interpretazione, un film che non è facile seguire e capire, un tomo storico di due ore e venti sul potere nazista, sulla disunione familiare e sull’esaltazione dei fatti minori ma pur sempre macabri e terrificanti (per quanto spettacolari).


