M. Butterfly

Abbandonando le classiche tematico orrorifico-tragiche, Cronenberg prende in mano una storia reale accaduta proprio nello stesso periodo storico del film, ed entra in una breve ma particolarmente riuscita fase della sua carriera, quella che serve a completare il suo quadro ambiguo e piuttosto scioccante sulla natura umana e sui tormenti, innaturali o naturali che siano, che ne derivano.

Quello descritto è l’amore nella sua forma più pura e crudele, una trappola per la ragione e un veleno per l’anima (che finisce pian piano per uccidere anche la mente e l’individuo stesso), ma anche qualcosa di inspiegabilmente necessario e vitale, di cui non è possibile fare a meno.

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