Dancer in the Dark

Selma (Bjork), una giovane cecoslovacca emigrata in America e con la passione del musical, fa l’operaia alla catena di montaggio, vive in uno squallido sobborgo di motorhomes, sta diventando cieca e mette via ogni centesimo per far operare il suo bambino e salvarlo dalla cecità che gli ha trasmesso geneticamente mettendolo al mondo. Infagottata in vestitini da quattro soldi, con le lenti spesse e lo sguardo sperso di chi non vede quasi più Selma si arrabatta e si vede costretta all’omicidio quando qualcuno le ruba tutti i suoi risparmi.

Basterebbe la trama di per se a rendere il film interessante e politicamente pericoloso, fuso poi allo stile asciutto di Von Trier, si sarebbe a posto: la quasi totalità dei suoi film, sono girati in modo serrato, quasi sempre con la camera a mano, con una pasta e con delle inquadrature da film casalingo, senza neanche un accenno di immagini costruite o artefatte, luce naturale, e storie di piccola vita quotidiana.

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Le onde del destino

La storia d’amore tra Bess (Emily Watson) e Jan (Stellan Skarasgard), che si ritrovano vittime di uno scherzo del destino: Jan diventa paralizzato dopo un incidente sulla petroliera su cui lavora e convince Bess a prostituirsi per fargli piacere.

Ad un certo punto del film, verso la fine, Emily Watson, si ritrova a parlare con il dottore che ha cercato di portarsi a letto e dice (riassumendo brevemente per estrarne il succo di fondo): “Dio fornisce ad ognuno di noi un talento, Jan è un grande amatore, lei (il dottore) deve trovarlo da solo ed io ho molta fede”.

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L’elemento del crimine

Il detective Fisher, reduce da un viaggio in un Europa crepuscolare, dominata da disordine, caos e morte si confessa ad uno psicoanalista del Cairo. Fisher, tornato in Egitto traumatizzato dall’Europa dove ha condotto un’indagine su una serie di omicidi, si confida con il suo psicoterapeuta e gli racconta del suo incontro con Osborne, il suo vecchio professore, autore del libro “L’elemento del crimine” dove si teorizzava che un poliziotto debba identificarsi con il criminale per svelare il mistero della sua condotta.

L’elemento del crimine, ovvero: qualcosa che non esiste se non in modo teorizzato, uno stato mentale che non è caratterizzabile, né generalizzabile, né trascrivibile, se non in u libro infinito che contiene un capitolo per ogni uomo o donna presenti sulla terra.

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Antichrist

Questo film è contemporaneamente Dio e Satana: è Dio perché ci sono Adamo ed Eva, rappresentati da due persone ignote, che vagano nel giardino dell’Eden, circondati dalla natura, dal piacere, dall’unione, dalla felicità e dal loro mondo, o almeno dalla loro visione del mondo, hanno un figlio e si amano; è Satana, perché tutto il loro mondo arriva alla fine, alla morte, come tutte le cose, animate o inanimate che siano, vengono sedotti dal frutto del peccato e questo gli costa la perdita del figlio, ma non la cacciata dall’Eden, anzi, vi vengono ricondotti a forza per combattere le loro paure, ma ciò che vi ritrovano non è il paradiso terrestre, non è Dio, non è il piacere, non è l’ amore, non è la loro ragione o il loro piccolo grande mondo, ma l’altra faccia della medaglia, l’universo dall’altra parte dello specchio il cui riflesso è uguale e opposto a ciò che siamo e alla nostra essenza, le particelle subatomiche negative del mondo che si contrappongono a quelle positive formando due realtà parallele che si fondono e di cui siamo obbliganti a sceglierne una (un po’ una metafora del bene e del male), e come dicono a Il signore del male di John Carpenter, se esiste questo, se al mondo c’è un opposto di tutto e se il padrone, il creatore di tutto ciò è Dio, allora è logico pensare che colui che governa l’ altro mondo sia un Anti-Dio, l’angelo caduto dal cielo, il Diavolo.

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