Scontro tra titani

Se potessi riassumere questo film in uno smiley sarebbe questo: -__-’

Spero non me ne vogliate, ma la trama è quasi inscrivibile e la sua pochezza è imbarazzante:

Perseo (Sam Worthington), scopre di essere figlio di Zeus (Liam Neeson), ma Ade (Ralph Fiennes) ha appena ucciso la sua famiglia, poichè l’Olimpo ha deciso di scatenare la sua ira sugli uomini che hanno scelto di rinnegare le proprie divinità. Perseo convinto del suo lato umano, e rinnegando il suo lato divino, decide di vendicarsi su Ade.

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Chloe – Tra seduzione e inganno

Per i miei gusti il trailer ci ha già svelato sin troppo, ma una volta visto non ha deluso affatto le mie aspettative.

Si ispira a “Nathalie…” del 2003 con Gérard Depardieu.

Nella fredda Toronto, in Canada, Catherine (Julianne Moore) sta organizzando una grande festa a sorpresa per il compleanno del marito David (Liam Neeson). Quest’ultimo sta per tornare da New York, dove lavora ed insegna, ma all’ultimo minuto, David avvisa Catherine che non potrà tornare in tempo perchè ha perso l’aereo. Si insinua quindi in Catherine il dubbio che il marito la possa tradire e decide di scoprirlo con mezzi non convenzionali. Entra in contatto con Chloe (Amanda Seyfried), una giovane escort, pagandola per sedurre il marito e capire fino a che punto la sta ingannando.

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Schindler’s List

La prima regola del cinema hollywoodiano impegnato (e non solo ovviamente) è la spettacolarizzazione. Non importa quanto grandi ed importanti siano stati gli avvenimenti a cui fanno riferimento, né le conseguenze che hanno causato, né tanto meno quello che hanno detto, o fatto, o anche scritto (tra Primo Levi, che è tra i più ricordati, e gli altri, fra i quali preti di tutte le fedi e di varie nazioni, russi, ebrei e tedeschi stessi) le importanti (o anche semplici) personalità che vi hanno assistito e partecipato, sia da vittime che da carnefici. La cosa fondamentale, è che l’operazione finale (sia per il successo di pubblico che di critica) risulti commovente nella sua falsità, ruffiana nel suo essere (falsamente) obbiettiva, romanzata a più non posso nonostante la pubblicità “semi – documentaristica” fattagli intorno e, soprattutto, ben realizzata esteticamente in modo da risultare un grande film.

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