Professione: reporter

David Locke (Jack Nicholson), reporter affermato, durante un viaggio nel Sahara si imbatte nel cadavere del trafficante d’armi David Robertson (Charles Mulvehill), quasi un suo sosia, e, disgustato della sua vita, ne assume l’identità. Rientrato in Europa e precisamente in Spagna verrà aiutato da una misteriosa ragazza a sfuggire alla moglie di Robertson che sta cercando il marito.

Locke diventa Robertson, e Robertson diventa Locke, ma nonostante questo, nessuno potrà mai uccidere il loro “io”, ciò che li caratterizza e che li rende individui.

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Ultimo tango a Parigi

Come molti film del genere, è difficile giudicarlo perfettamente alla prima visione, che Bertolucci fosse un mago, per non dire il migliore tra i registi italiani, a inscenare l’atmosfera umida e cupa ma allo stesso tempo terribilmente attraente che aleggia in tutti i suoi film, quella impeccabile e scenograficamente ineccepibile che solo pochi riescono a fare, si era capito da tempo, ed è proprio questo uno degli aspetti più poetici ed esteticamente insuperabili del film: le qualità visive.

Il tema trattato è quello dell’amore proibito, in forma primordiale e quasi animalesca, usato soprattutto come sfogo, ma visto sotto due aspetti diversi: quello confuso, indeciso e sognante della diciottenne, Jean, e quello consapevole, triste e disilluso del quarantacinquenne, Paul.

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