La moglie di un chirurgo (Catherine Deneuve) si lascia andare alle sue inclinazioni sadomasochistiche. Inizia così una doppia vita: di notte l’amore per il marito; di giorno la frequentazione di una casa di appuntamenti.
Un “normale” racconto di ordinaria follia borghese, con l’aggiunta di resoconti disturbanti e feticci sulle bassezze dell’uomo annoiato. Il film di Bunuel cresce e si sviluppa andando a braccetto con l’identificazione nelle evidenti incoerenze dei protagonisti: ogni personaggio ci viene presentato come un individuo benestante, in forma ed in salute, discretamente ricco, e circondato da conoscenze influenti, sempre pronti a giurare sulla loro onestà, sulla loro fedeltà, e sulla veridicità delle loro amicizie aristocratiche; ma sotto a questa facciata, nascondono altro, cioè l’opposto di quello che mostrano, un bigottismo avvelenante che lacera le loro convinzioni intrinseche sulla sessualità e sugli sfoghi derivanti da essa, un autocompiacimento derivante dal possesso del benessere indiscusso e dei beni materiali in abbondanza, tutto a discapito di coloro che servono loro per renderli così possidenti.


