Un Borghese piccolo piccolo

C’è stato un periodo, soprattutto negli anni Settanta, in cui il cinema italiano, partoriva delle opere di incommensurabile e bellezza, ed in cui i registi, potevano esprimere loro stessi senza la paura di venir tassati come “amorali” o cose del genere (e comunque, solo Pasolini ed un po’ Bertolucci, hanno osato spingersi oltre il limite concesso dalla censura), questo lasso di tempo stava a cavallo tra quello del post Neorealismo, e quello che andava verso una graduale decadenza negli anni Ottanta (ma soprattutto Novanta e Duemila), ed era contemporaneo alla nascita della New Hollywood americana.

Monicelli, che aveva iniziato a lavorare sul serio all’incirca negli anni Cinquanta, è stato un grande esponente di questo periodo; ha realizzato molti lavori, alcuni molto buoni ed altri meno buoni, e poi c’è stato Un Borghese piccolo piccolo, tratto da un racconto dell’allora giovane Vincenzo Cerami e che, per protagonista ha un Alberto Sordi che prova di nuovo a cambiare genere.

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