La seconda volta

Il professor Alberto Sajevo (Nanni Moretti) vive da dodici anni con una pallottola nella testa. Lisa (Valeria Bruni Tedeschi), l’ex terrorista che gli sparò, sconta la sua pena in semilibertà. Un incontro casuale fa incrociare di nuovo i loro destini. Lei non lo riconosce, lui sì e l’avvicina con un nome falso. Ma il tempo trascorso non cambia le identità, e non spiega il passato né può rimediare ad esso.

Come un fugace tentativo di riprendere il passato in sicurezza, Alberto va tutte le settimane ad allenarsi su di una canoa immobile, remando in una piscina praticamente inesistente, senza il pericolo di bagnarsi cadendo in acqua, remando con meccanicità, con un muro di fronte agli occhi, i buio, e l’opacità della vita di tutti i giorni.

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Caos calmo

Pietro Paladini (Nanni Moretti), un importante dirigente di un network, salva una donna che sta annegando in mare (Isabella Ferrari), ma quando ritorna a casa, scopre che la moglie si è suicidata. Tutti in torno a lui lo aiutano a superare lo shock, ma Pietro, non sembra risentire del tragico avvenimento, reagisce con tranquillità, come se niente fosse, e lo stesso fa la figlia di dieci anni Claudia (Blu Yoshimi), che dopo un primo momento di tristezza continua la sua vita con molta normalità. Per Pietro comincia così un periodo di profonda confusione che lo porta ad ignorare la fusione che sta per avvenire tra il suo network ed un altro americano controllato da uno dei più importanti capitalisti del mondo (Roman Polanski).

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Aprile

L’Italia ha fatto tornare la destra al governo, la Lega Nord sta tentando di intraprendere la secessione della Padania dal resto del paese, i politici sembrano i protagonisti di un film comico, e Nanni Moretti (se stesso) è deciso a girare un documentario sulla grande confusione che sta affliggendo il territorio. Allo stesso tempo, però, si è estremamente stancato della politica che sta gettando tutto alla malora, e quindi vuole fare un musical su un pasticcere. Ma la vera sfida per lui, sarà il figlio che sta per nascere.

“La sera del 28 marzo 1994, quando vinse la destra, per la prima volta in vita mia mi feci una canna” e Moretti afferra un cannone di hashish tirato fuori da non si sa dove e comincia a tirare osservando impassibile il televisore.

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Ecce Bombo

La vita di Michele Apicella (Nanni Moretti) si trascina stancamente lungo gli anni senza un vero obbiettivo. Vive a Roma e passa le sue giornate a fare poco o nulla: va in qualche bar con il suo solito gruppetto di amici altrettanto sprovveduti discutendo di frivolezze o di sogni irrealizzabili, gira per i set di qualche film di serie B, fa sedute di autocoscienza maschile in cui spera di tirar fuori qualcosa dalla sua mente e aiuta i suoi amici a preparare esami di vario tipo. Quando torna a casa, la situazione non migliora: i suoi genitori sono infelici e si stanno rendendo conto di aver fatto poco o nulla di cui andare veramente fieri, e sua sorella è alle prese con i turbamenti della sua generazione.

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La messa è finita

Spiazzante anche per i maggiori fan di Moretti (tra i quali ci sono io): non c’è più l’alter ego Michele Apicella che ci mostra le sue manie ed i suoi spaccati di vita, qui il protagonista è un giovane ed anonimo prete di nome Giulio, in cerca di risposte che lo soddisfino.

Dietro ad un sottile velo di ironia si nasconde un pessimismo che trova le sue origini dietro alle più grandi paure del nostro mondo, camuffate a loro volta da un altro grande mistero: la religione.

L’uomo cerca in Dio (ognuno il suo) la risposta per ciò che non capisce o per ciò che ha paura di affrontare, per avere la speranza che esista qualcosa di bello dopo la sofferenza di vivere, qualcosa che si può ottenere muovendosi attraverso i comandamenti inviatici dal cielo, o per paura di guardare il mondo  con una visione diversa scoprendo l’insano caos che vi si trova.

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Bianca

Semplicemente l’opera definitiva di Nanni Moretti, che utilizza per la quarta volta il suo alter ego Michele Apicella per narrarci lo sconforto della vita di tutti giorni e il suo modo di vedere il mondo portato ad una fatale saturazione.

Il personaggio che ne viene fuori non è più l’isterico ed insopportabile bambinone di Ecce Bombo e di Io sono un autarchico, né l’improvvisato genio incompreso di Sogni d’Oro, ma un malato e pervertito psico giudice in giacca azzurra, che possiede decine di paia di scarpe tutte uguali nel suo pulitissimo armadio e tutti completini ordinati da indossare a seconda delle occasioni.

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