Una cavalla tutta nuda

Gulfardo de Bardi (Renzo Montagnani) e il suo amico Folcacchio de’ Folcacchieri (Don Backy) sono incaricati dal priore di Borgo d’Elsa, di recare un’ambasciata al vescovo di Volterra. Durante il viaggio, i due s’imbattono in una bella contadina, Gemmata (Barbara Bouchet), sposa di Niccolò: facendo credere all’ingenuo marito di poterla trasformare in cavalla, Folcacchio cerca di godersi la donna, ma deve poi rinunciarvi. Giunti finalmente a Volterra, si presentano al vescovo, ma avendo dimenticato il contenuto della loro ambasciata, vengono condannati al rogo. Salvati da un amico di Gulfardo, i tre riescono a scappare, e fanno ritorno a Borgo d’Elsa.

L’ho visto solo per una mia curiosità, nata recentemente: volevo osservare se i successori del film di Pasolini, fossero almeno leggermente all’altezza dell’originale.

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Il Volpone

Una commedia italiana che a sentir nominare parte del cast potrebbe sembrare uno delle tante commedie degli anni ’80. Non lo è assolutamente.

Il maggiordomo Bartolomeo Mosca (Enrico Montesano) è appena arrivato a Santa Margherita Ligure per poter lavorare presso la villa del famoso e ricchissimo armatore Ugo Maria Volpone (Paolo Villaggio). Qui l’anziano miliardario è attorniato da tre avari amici: Raffaele Voltore (Renzo Montagnani), anche lui armatore, Ciro Corvino (Enrico Maria Salerno), marito del sindaco della cittadina, ed Ernesto Corbaccio (Alessandro Haber), concessionario di automobili. Questi, con le rispettive consorti, in particolare Eliana Voltore (Mariangela Giordano) e Marta Corbaccio (Athina Cenci), sono da sempre intenti a blandire l’anziano Volpone nella speranza di conseguirne la ricchissima eredità. Ma Volpone sa il fatto suo e si diverte perfidamente a beffeggiarli e umiliarli. Quindi il magnate stringe una stretta amicizia con il maggiordomo, da cui viene aiutato per organizzare i suoi scherzi agli avidi malcapitati.

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