La prima notte di quiete

Daniele (Alain Delon) è un giovane professore di lettere, che sta facendo una supplenza in un liceo di Rimini. Autore di un libro di poesie dedicato ad una ragazza morta all’età di sedici anni, ora convive con Monica (Lea Massari). Daniele è indifferente alla contestazione che piano piano prende piede nella sua classe. Privo di un’autentica vocazione all’insegnamento, e con un’accesa propensione per il gioco, il professore si innamora di Vanina (Sonia Petrova), una sua allieva.

L’unica cosa che può salvare Daniele da un rimorso che lo porterà alla morte, è una cosa sola: la poesia. Per questo scrive, per questo si è rinchiuso nella sua solitudine, prigioniero nella sua casa, e vive con una moglie che si è trasformata in una prostituta senza stipendio, ma che ha suo marito per magnaccia e la sua casa come bordello.

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Anonimo veneziano

Enrico (Tony Musante), un suonatore d’oboe della Fenice, che aveva sempre sognato di diventare direttore d’orchestra, sa di essere condannato da una terribile malattia. Diviso dalla moglie Valeria (Florinda Bolkan), che si è rifatta un’altra vita in un’altra città, la invita a Venezia. In un primo momento la donna è diffidente nei confronti dell’ex marito, ma ben presto si ricrede e si trova con Enrico a girovagare per la città lagunare e a ricordare il loro amore.

La storia d’amore per antonomasia, la tragedia romantica all’italiana per eccellenza, nonché il più rinomato dei luoghi comuni del nostro tormentato cinema.

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Il tè nel deserto

Siamo nel 1947. Port (John Malkovich) è un musicista senza ispirazione, Kit (Debra Winger) è sua moglie, una scrittrice a sua volta in crisi; insieme con l’amico George (Campbell Scott), che più tardi li abbandonerà, arrivano dagli Usa a Tangeri. Cercano di risolvere i loro problemi creativi e coniugali attraverso l’eccezionalità dell’esperienza africana. Port, però, si ammala di tifo e muore. Kit prosegue da sola: raccolta da una carovana di Tuareg, ha una drammatica storia d’amore con il loro capo.

Seconda puntata di Bertolucci fuori casa, per uno dei suoi film più enigmatici.

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La città delle donne

Snaporaz (Marcello Mastroianni), uomo di mezza età, scende dal treno su cui sta viaggiando con la moglie per seguire una donna misteriosa. Si trova dapprima in un albergo dove scatenate femministe tengono un tumultuoso convegno (di cui nulla capisce), poi nel castello di un certo Dr. Katzone (Ettore Manni), un santone dell’erotismo, poi in un tribunale dove le donne lo condannano e in un’arena in cui deve essere linciato.

Ed ecco che Fellini comincia il suo percorso conclusivo, quello con cui si prospetta (poeticamente) di dire addio al cinema ed al mondo, e con cui vuole finire, una volta per tutte, di dire quello che sentiva di dover comunicare al resto del mondo.

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Le onde del destino

La storia d’amore tra Bess (Emily Watson) e Jan (Stellan Skarasgard), che si ritrovano vittime di uno scherzo del destino: Jan diventa paralizzato dopo un incidente sulla petroliera su cui lavora e convince Bess a prostituirsi per fargli piacere.

Ad un certo punto del film, verso la fine, Emily Watson, si ritrova a parlare con il dottore che ha cercato di portarsi a letto e dice (riassumendo brevemente per estrarne il succo di fondo): “Dio fornisce ad ognuno di noi un talento, Jan è un grande amatore, lei (il dottore) deve trovarlo da solo ed io ho molta fede”.

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Nascita di una nazione

Il sudista Ben Cameron, dopo la vittoria del Nord, fonda il Ku Klux Klan come autodifesa dei bianchi di fronte all’arroganza dei neri. Lo colpisce la tragedia del suicidio della sorella, violentata da un uomo di colore. Grazie a lui, i bianchi riprendono il controllo della situazione, dopodiché Ben potrà sposare l’amata Elsie, appartenente a una famiglia che si era schierata dalla parte dei nordisti.

“Sono più progressista io di qualsiasi altro si batta per questi ideali nelle grandi sedi. Non sono, né sono mai stato razzista e sono sempre andato d’accordo con la gente di colore”. Questo lo disse Griffith, David Wark Griffith, figlio di antico eroe della guerra di secessione, cresciuto con una ferrea dottrina protestante.

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