C’eravamo tanto amati

Quella di Scola è un’operazione piuttosto atipica per il cinema di quegli anni sia per un fatto di stile che per i toni con cui viene narrata (un tipo di stile che è stato ritirato fuori negli ultimi tempi, anche se con risultati estremamente scarsi): l’ironia è la stessa tragedia.

Invece di piangere disperati, i protagonisti, ridono sopra alle loro disgrazie, sui problemi politici, sentimentali e stupidi che hanno portato la fine della loro amicizia, sulla loro sfortuna e sulla loro fortuna (Gassman avrebbe preferito morire durante la guerra circondato dai suoi amici che dicono afflitti “Era il migliore di tutti noi”, piuttosto vivere che nel lusso e nella solitudine) e sulle mille catastrofi che li circondano sia attivamente che passivamente.

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Novecento

Spaccare in due questo film quasi perfetto è un impresa impossibile così come è impossibile valutarne uno senza tenere in considerazione ciò che avviene dopo; nel primo atto viene fatta una presentazione dell’Italia degli inizi del Novecento (appunto), concentrandosi soprattutto sugli squilibri tra classi che ancora erano evidentissimi: i padroni erano i “tiranni” e i capi assoluti, e i “dipendenti” erano ridotti quasi ad un livello di schiavitù, non c’ era da mangiare, non c’ erano soldi (o meglio c’erano, ma finivano in tasca ai potenti) e soprattutto, non c’erano diritti, fu per questo che si andarono a creare i primi sindacati (oltre che per conseguenza del Big Bang creato da Marx e Engels); la Grande guerra non aiutò di certo a migliorare, anzi, la nostra fu una vittoria “mutilata” ed il paese si trovava in uno stato di grande crisi, e fu proprio per questo (come viene detto alla fine della seconda parte) che Mussolini e i suoi “amici” si allearono con la Germania nazista e si inventarono la scusa sulla supremazia italiana sul mondo, per poter ricominciare la produzione di armi e armamenti e poter distrarre il popolo ormai corrotto dal vero problema che si annidava dietro a tutto questo: una crisi che ci avrebbe distrutto.

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La prima cosa bella

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Virzì non mi delude mai e quando gioca in casa, girando i suoi film a Livorno, è sempre più brillante, semplice ma con una sensibilità mai banale.

Elezione di miss Pancaldi, evento popolano nell’estate del 1971 a Livorno. La scelta Anna come “mamma più bella” sembra essere il fatto che scatena scompiglio nella storia della famiglia Michelucci, dando il via ad una serie di eventi.

Anni dopo Bruno Michelucci (Valerio Mastrandrea) professore di mezz’età trasferitosi a Milano, viene improvvisamente richiamato a casa dalla sorella più giovane Valeria (Claudia Pandolfi), la quale gli comunica l’arrivo allo stadio terminale di una lunga lotta contro il cancro della madre Anna (Stefania Sandrelli). Bruno, seppur disinteressato, si convince a riallacciare una relazione con sua madre che aveva troncato molti anni prima.

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L’ultimo bacio

lultimobacio-217x3001In quanto donzella non mi sono mai sentita appartente alla mischia di donne che guardano solo film romantici con barattolo gigante di gelato al cioccolato e kleenex al seguito. Ma questo è diverso.

Un film, che per come è curato non sembra neanche italiano. Potremmo pensare che sia americano, assecondando così lo scopo di Muccino Senior di alcuni anni più tardi, ma la trama è tutta nostra e solo da noi può reggere.

Faccio questo tipo di premessa perchè cinque anni dopo lo stesso Muccino rivendette i diritti del film per farne un re-make americano. Sebbene non sia mai uscito in Italia (e menomale), sono riuscita a vederlo sottotitolato (anche per vedere come se la sarebbe cavata Zach Braff, che adoro, negli stessi panni messi da Accorsi) e devo dire che per quanto ne abbia apprezzato lo sforzo, in questo tipo di storia solo la paura di crescere e il mal di vivere italiano, rendono questo film unico.

Una storia quasi della porta accanto che parla di cinque ragazzi sull’orlo dei trenta e che vivono, con le loro diverse vite e le loro diverse aspirazioni, alcune delle tante fasi di una storia d’amore.

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