Spaccare in due questo film quasi perfetto è un impresa impossibile così come è impossibile valutarne uno senza tenere in considerazione ciò che avviene dopo; nel primo atto viene fatta una presentazione dell’Italia degli inizi del Novecento (appunto), concentrandosi soprattutto sugli squilibri tra classi che ancora erano evidentissimi: i padroni erano i “tiranni” e i capi assoluti, e i “dipendenti” erano ridotti quasi ad un livello di schiavitù, non c’ era da mangiare, non c’ erano soldi (o meglio c’erano, ma finivano in tasca ai potenti) e soprattutto, non c’erano diritti, fu per questo che si andarono a creare i primi sindacati (oltre che per conseguenza del Big Bang creato da Marx e Engels); la Grande guerra non aiutò di certo a migliorare, anzi, la nostra fu una vittoria “mutilata” ed il paese si trovava in uno stato di grande crisi, e fu proprio per questo (come viene detto alla fine della seconda parte) che Mussolini e i suoi “amici” si allearono con la Germania nazista e si inventarono la scusa sulla supremazia italiana sul mondo, per poter ricominciare la produzione di armi e armamenti e poter distrarre il popolo ormai corrotto dal vero problema che si annidava dietro a tutto questo: una crisi che ci avrebbe distrutto.
Philip Marlowe, forse il detective privato del grande schermo più amato dalla critica, portato in scena diverse volte e con esiti sempre ottimi, interpretato da attori del calibro di Humphrey Bogart e Robert Mitchum, in film che più di una volta hanno segnato in modo indelebile il modo di fare cinema noir, sia per la narrazione che per la costruzione delle vicende (Il Grande Sonno è diventato una vera e propria pietra miliare del genere).
Questa volta però, alla regia c’è Robert Altman, e a dare il volto al personaggio, c’è Elliot Gould, ed è difficile poter pensare ad un banale poliziesco in stile ispettore Derrick, ispettore Brannigan, ispettore Callaghan e così via, e infatti non lo è: si parte con una scena in cui Marlowe viene svegliato dal gatto perché ha bisogno di mangiare, ma dato che ha finito le scatolette è costretto ad andare al supermercato per comprare quelle della marca Curry.


