E la nave va

Italia, 1914. La “Gloria N” salpa con a bordo un gruppo eterogeneo di ammiratori del soprano Edmea Tetua per andare a spargerne le ceneri nell’Egeo. Durante la navigazione si definiscono i personaggi. Poi la nave raccoglie dei profughi-naufraghi serbi in fuga dopo l’attentato di Sarajevo. E a causa dell’azione di uno di questi, la “Gloria N” viene cannoneggiata e affondata. Ma qualcuno si salva.

Una di quelle opere che superano abbondantemente la soglia della tristezza, e si proiettano in una dimensione di struggente malinconia che, semplicemente, non può essere sostenuta da dei deboli (o ricchi?) di spirito.

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In nome del Papa Re

Roma 1868. La contessa Flaminia (Carmen Scarpitta) ha avuto in segreto un figlio naturale, Cesare (Danilo Mattei), da una fugace relazione con monsignor Colombo (Nino Manfredi), giudice in crisi del tribunale papalino. Quando Cesare viene arrestato per cospirazione (è accusato di aver ucciso venti gendarmi pontifici con la complicità di due compari), la nobildonna cerca di salvargli la vita raccontando tutto all’ex amante.

Comincia con una frase che la dice lunga sulla natura ideologica dell’operazione “Non è la fine perché arrivano gli italiani: arrivano gli italiani perché è la fine”, come a conferma di tutte le convinzioni disilluse del protagonista, sulle vecchie generazioni assassine, sulle rivoluzioni ideologiche ed anticlericali, intese come cambiamento radicale di stile di vita, nonché l’abolizione indiscussa ed indiscutibile di qualsiasi tipo di dittatura e di sottomissione.

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Nascita di una nazione

Il sudista Ben Cameron, dopo la vittoria del Nord, fonda il Ku Klux Klan come autodifesa dei bianchi di fronte all’arroganza dei neri. Lo colpisce la tragedia del suicidio della sorella, violentata da un uomo di colore. Grazie a lui, i bianchi riprendono il controllo della situazione, dopodiché Ben potrà sposare l’amata Elsie, appartenente a una famiglia che si era schierata dalla parte dei nordisti.

“Sono più progressista io di qualsiasi altro si batta per questi ideali nelle grandi sedi. Non sono, né sono mai stato razzista e sono sempre andato d’accordo con la gente di colore”. Questo lo disse Griffith, David Wark Griffith, figlio di antico eroe della guerra di secessione, cresciuto con una ferrea dottrina protestante.

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Ecco l’impero dei sensi

Il legame tra la giovane cameriera Abe Sada e Kichi, è fatto di un amore totalmente dominato dai sensi. La relazione parte dall’attrazione reciproca, si evolve attraverso l’estasi sensuale per precipitare, nel finale, in un baratro erotico. I due amanti vivono alimentando (e alimentandosi di) questo tipo di legame, l’uno in funzione del piacere che può dare all’altro, annullando, con l’ossessivo ripetersi degli amplessi, ogni forma di quotidianità tradizionale e di razionalità.

Oshima si diverte a scavare nel cuore malato del suo Giappone, sconvolgendo, graffiando e straziando lo spettatore indifeso.

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Vincere

La storia d’amore tra Mussolini (Filippo Timi) e Ida Dalser (Giovanna Mezzogiorno), iniziata con passione e finita in tragedia, quando lui le preferì Rachele Guidi. Ida fu separata dal figlio e spedita in manicomio, e lo stesso destino toccò anche al prima citato.

“Se fra cinque minuti, Dio non mi fulmina, allora non esiste”, Mussolini esordisce con questa fulminante battuta, e dato che non viene fulminato, si sente in dovere di dare per vera la sua tesi.

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Aprile

L’Italia ha fatto tornare la destra al governo, la Lega Nord sta tentando di intraprendere la secessione della Padania dal resto del paese, i politici sembrano i protagonisti di un film comico, e Nanni Moretti (se stesso) è deciso a girare un documentario sulla grande confusione che sta affliggendo il territorio. Allo stesso tempo, però, si è estremamente stancato della politica che sta gettando tutto alla malora, e quindi vuole fare un musical su un pasticcere. Ma la vera sfida per lui, sarà il figlio che sta per nascere.

“La sera del 28 marzo 1994, quando vinse la destra, per la prima volta in vita mia mi feci una canna” e Moretti afferra un cannone di hashish tirato fuori da non si sa dove e comincia a tirare osservando impassibile il televisore.

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